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RE.MI.DA<BR>Stracci dalle collezioni Angelo Figus dal 2000 al 2009

RE.MI.DA. Stracci dalle collezioni Angelo Figus dal 2000 al 2009


18.06.2009

La Sardegna e la moda,
in mostra a Palazzo Pitti

«Si è sardi per sempre», racconta lo stilista cagliaritano Angelo Figus, tra i protagonisti dell'esposizione che illustra il rapporto complesso tra l'isola e la moda

di Federico Rocca

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La Sardegna è un po' un mondo a sè. Sempre in disparte, geograficamente ma non solo, rispetto a quello che i sardi chiamano "il continente". Eppure la forza delle sue tradizioni e l'intensità della sua storia sono talmente affascinanti da ispirare significativamente persino il mondo della moda.
Testimonianza di questa influenza - che dagli anni '30 non ha conosciuto sosta - è la mostra La Sardegna veste la moda: inaugurata il 17 giugno in concomitanza con Pitti Uomo, l'esposizione curata da Bonizza Giordani Aragno e organizzata dalla Sezione Eventi di Carlo Delfino editore sarà visitabile fino al 16 luglio nella Galleria del Costume di Palazzo Pitti.
Quello che la mostra vuole raccontare è come ad ispirare gli stilisti di tutto il mondo non sia solo l'aspetto più tipicamente folkloristico del costume popolare sardo, ma anche i suoi dettagli più segreti e meno vistosi. L'eco della tradizione sarda esplode così negli abiti e negli accessori in mostra, originali interpretazioni dell'etnico di maestri come Christian Lacroix, Christian Dior, Sorelle Fontana, Emilio Schubert, Cristobal Balenciaga, Romeo Gigli, Martin Margiela, Comme des Garçonne e Junya Watanabe.
Non possono mancare, naturalmente, i figli celebri dell'isola: accanto all'affermato Antonio Marras, le fresche creazioni di Silvio Bettarelli, ultimo vincitore del concorso promosso da Vogue Italia Who's on next nella sezione accessori, e il cagliaritano Angelo Figus, conosciuto soprattutto per le sue calzature.

A quest'ultimo è stata dedicata un'intera sala, nella quale l'installazione re.mi.da illustra tutta la sua carriera, «un gioco metafisico - come lo stesso Figus lo definisce - a bilanciare o sbilanciare l'equilibrio tra moda, lusso, superfluo, slow process».

Che cosa c'è di sardo nella creatività di Angelo Figus?
«Sicuramente l'accento della parlata con la quale mi esprimo con collaboratori, fornitori, produttori. Si è sardi per sempre, anche dopo 15 anni in Belgio. Essere sardi è la dolce maledizione della privazione e dell'esilio che ti spinge a voler fare più degli altri, a godere più degli altri, a creare più degli altri. Uno stress, insomma. Nella mia creatività, in senso ampio, della Sardegna c'è certamente il grande contrasto tra pieni e vuoti: culturali, architettonici, di paesaggio, di decorazione, di rumori...».

Che cosa ami in assoluto della Sardegna?
«I ritratti, i colori, i materiali, le colline della Marmilla e il senso di natura compressa delle viste dall'alto».

Che cosa invece proprio continua a non piacerti della tua terra?
«Il folk acrobatico a tutto gas».

Quello, nella mostra, non c'è.

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