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Ugo Cacciatori

Ugo Cacciatori


24.08.2009

Ugo Cacciatori:
«Vi racconto una storia...»

Un mondo di pirati, pesci e tesori sommersi domina l'immaginario dell'accessory designer e lo stile delle sue collezioni, capitoli di un grande romanzo in fieri

Di Federico Rocca

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Come nascono le tue collezioni?
«Seguono le stagioni, ma solo fino a un certo punto. L'accessorio - per definizione - dovrebbe avere una vita più lunga rispetto all'abbigliamento. Ho un background da architetto: non si costruisce una casa per abbatterla dopo sei mesi e ricostruirne una nuova. La gente, oggi, ha bisogno di cose belle che durino. Le mie collezioni sono capitoli di un unico romanzo: la storia che racconta è cominciata con il ritrovamento di un tesoro abbandonato da poeti romantici come Byron e Shelley, e per qualche anno si è svolta sott'acqua...»

Ma con l'AI 09/10 si tocca terra...
«Esatto, siamo approdati su un'isola. L'eroe del mio romanzo arriva sulla spiaggia, trova il relitto di una nave, e capisce che a farla affondare è stata una piovra gigante. Il tentacolo è uno dei leitmotiv di questa collezione».

Freud avrebbe probabilmente ricavato qualcosa di interessante dalla tua "ossessione" per certi soggetti. Ti sei mai chiesto il perchè psicologico di questa attrazione?
«Va detto che quando ero consulente non avrei mai pensato di dare vita a una mia linea. Tutto è nato in maniera davvero casuale: a un certo punto ho notato come creassi con ricorrenza dei pezzi quasi "fuori tema", ma legati tra di loro, rispetto alle collezioni alle quali lavoravo. Questi pezzi non venivano capiti, e quindi mi sono "arreso" all'evidenza che fossero un qualcosa profondamente mio. Una mattina piovosa, a Lerici, mi sono sentito anche io un po' un poeta romantico che riscopre degli oggetti abbandonati: in quel momento è nata la collezione».

Scrivi anche racconti letterari "tradizionali"?
«Le mie storie creative vengono riassunte e raccontate anche a parole. Un giorno mi piacerebbe raccoglierle tutte in un libro, un romanzo per ragazzi alla Salgari, alla Giulio Verne, arricchito di riferimenti tipici della mia generazione, come i cartoni animati giapponesi alla Capitan Harlock. E poi ci vorrei dentro anche personaggi alla Peter Pan e Capitan Uncino... L'immaginario fiabesco è universale, e anche i miei gioielli - credo - vanno proprio a toccare la sensibilità infantile che vive in tutti noi.»

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