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Li Edelkoort

Li Edelkoort a ComOn '09


15.10.2009

Li Edelkoort: «Be positive!»

Con ottimismo. Così guarda al futuro della creatività la "cacciatrice" di tendenze olandese, madrina di ComOn '09, progetto sostenuto da Style.it. A conquistare la sua fiducia, una generazione di designer "nomadi e flessibili"

Di Federico Rocca

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Per chi non la conoscesse: il Time magazine l'ha inserita nella lista dei 25 esperti di moda più influenti del mondo. Ha lavorato per e con i marchi più famosi dell'abbigliamento e del design. Ha fondato riviste cult come View on Color e Bloom, e dirige la Design Academy di Eindhoven, nei Paesi Bassi. Sintetizzando: la trend-guru più famosa e ricercata del globo.
Incontriamo Li Edelkoort a Como. A colpirci i suoi occhi di ghiaccio, il tono quasi sussurrato delle sue parole, le sue idee e il suo entusiasmo. La circondano i 40 giovani talenti provenienti da tutto il mondo che prendono parte alla Settimana della Creatività di ComOn.

Come descriverebbe questa new wave di giovani creativi?
Per i giovani d'oggi è più difficile essere creativi rispetto alla generazione precedente. Oggi è più facile annoiarsi: hanno già visto tutto, già sentito tutto. L'informazione per loro è sempre a portata di mano. Hanno troppo di tutto. Quindi devono imparare a "resettare" il loro cervello da questa overdose di informazioni. Devono saper disfare, prima ancora che fare. Devono imparare a creare partendo da loro stessi.  Devono essere unici, avere un loro punto di vista sulle cose. Devono porsi loro stessi le problematiche da affrontare così come le soluzioni ad esse. E' un processo completamente nuovo, e molto duro, ma ce la stanno facendo. Sono molto attivi e positivi. Sono capaci di essere "socievoli", di lavorare in team...

Il web, oltre a fornire quel surplus di informazione di cui parla, ha forse anche aiutato i giovani ad imparare a lavorare come una "rete", a collaborare. Non trova?
Sì, ma credo che sia soprattutto un fatto genetico: i ragazzi di oggi sanno agire e lavorare in gruppo, sanno aiutarsi. La generazione ora al potere impone regole e regolamenti, per potere esercitare il proprio controllo. E' quella che si definisce una "una control-freak generation". Quella dei ventenni, al contrario, è una generazione molto flessibile, aperta, capace di spostarsi con facilità da un paese all'altro. E' una generazione mobile e nomade.

Come si è avvicinata a ComOn?
I giovani di Como erano preoccupati per il futuro della loro città. Mi hanno raccontato di come la creatività si stesse esaurendo, di come la nuova generazione, probabilmente, stesse scegliendo le scuole sbagliate, allontanandosi dal settore tessile. Sono venuti a farmi visita alla Design Academy, dove li ho fatti assistere a un saggio di fine anno. Ho voluto far loro capire che è possibile essere ottimisti in merito al futuro del design, perchè la nuova generazione di creativi è davvero meravigliosa. Già l'anno scorso abbiamo partecipato con una selezione dei lavori di giovani studenti della Design Academy. In breve si è scatenata una sorta di effetto valanga: quest'anno ci sono più studenti, più gente, più interesse, più entusiasmo... L'industria si è accorta del progetto e l'ha sostenuto: questo è il vero successo di ComOn.

Come si immagina il futuro della manifestazione?
Il progetto può crescere ancora: ComOn è un ottimo strumento di promozione per la città, un'iniziativa molto sana per "riaccendere" l'industria e per aiutare le nuove leve della creatività, per dare vita, tra i due, a sinergie a lungo termine.
Proprio ieri ho conosciuto una coppia di creativi che da Milano si sono trasferiti a Como. ComOn può diventare lo strumento per fondare nuovi centri per artisti, spazi di incontro e di lavoro per designer... Ma anche per tornare ad insegnare l'arte tessile, perchè si corre il rischio che venga dimenticata e che in futuro si possa solo copiare ciò che già è stato fatto.

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