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02.05.2006

Antonio Banderas
«Cara Hollywood, tornerò da Almodovar»

A tu per tu con l'attore che torna sul grande schermo nel ruolo di un ballerino di tango. E intanto "flirta" con la sua amata Spagna...

di Francesca Scorcucchi

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Prima ci sono stati Flash Dance, Footloose e Dirty Dancing. Erano gli anni '80, poi la danza pareva avere perso parte del suo fascino sul grande schermo. Poi lo scorso anno Richard Gere riuscì a stupire con le sue doti di ballerino in Shall we dance accanto a Jennifer Lopez. Ora un altro bello di Hollywood ha deciso di "mettersi in ballo".

È Antonio Banderas che ha debuttato negli Stati Uniti con Take the Lead, storia diretta da Liz Friedlander, regista specializzato in video musicali, che racconta di un maestro di ballo che decide di insegnare gratuitamente in una scuola pubblica. «È una storia vera, per questo l'ho amata subito» - ha raccontato l'attore a New York, dove il film è stato presentato alla stampa.  

«Pierre Dulaine è un ex campione di Ballroom dancing: valzer, tango, foxtrot. Quando andò in pensione ebbe l'idea di insegnare a ballare ai ragazzi del Bronx per tenerli lontani dalla strada. All'inizio si trovò le porte sbarrate, ma ora a quel suo progetto partecipano, in diverse scuole, migliaia di ragazzi di tutta la costa Est degli Stati Uniti».

Ha dovuto imparare a ballare per recitare nei panni di Dulaine?
«In realtà qualcosa sapevo già fare e nel film non sono io che danzo poi così tanto, giusto un po': faccio un tango, ballo che adoro e che mi ricorda le mie origini latine e poi un valzer. In realtà io mostro solo ai ragazzi i passi che devono fare, poi sono loro i veri protagonisti».

Può la danza aiutare a crescere?
«Può eccome. La danza è creatività, coordinazione, affiatamento, tutte cose che aiutano a crescere, maturare, fare team. Quanto è importante nella vita riuscire a capire le intenzioni degli altri da un semplice sguardo, da un movimento del corpo? Nella danza si fa così».

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