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Lee Young-ae

Lee Young-ae, sullo sfondo una scultura raffigurante la Vendetta.


13.09.2005

Simpathy for Lady Vengeance

Un curioso film koreano racconta il peggiore degli impulsi emotivi nel più delicato (ed elegante) dei modi

di Valentina Caiani

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Simpathy for Lady Vengeance, per noi italiani Lady Vendetta, è il terzo atto di una trilogia dedicata al sentimento di vendetta e alla violenza che gli si accompagna da un regista koreano cult: Park Chan-wook. Il film - presentato al 62esimo Festival del Cinema di Venezia nel 2005 - segue il meno noto Mr. Vendetta e l'applaudito Old boy (premio a Cannes nel 2004).

In un noir dai risvolti metafisici, Geum-ja (Lee Young-ae) studentessa ventenne dal viso d'angelo, si vede sbalzata nel peggiore degli inferni: l'accusa di aver ucciso un bambino, di essere un mostro e un pericolo per la società, la prigione...
Un cammino doloroso e traumatico che apre la strada a una redenzione (per un delitto mai commesso?) che si tinge di nero e rosso, colori del mistero e della violenza. Due realtà che nelle sue mani di donna, però, si rarefanno fino ad assumere forme ineditamente... eleganti e leggere.

Come recita il titolo, l'impulso alla vendetta da un lato continua a suonare ripugnante alla morale dello spettatore; dall'altro, indossato da una donna dal viso dolcissimo quanto inquieto, finisce per incuriosire ed essere, se non condiviso, almeno compreso.
E tra un colpo di pistola e una staffilata al cuore, si resta letteralmente rapiti dalla delicatezza della musica (composta da Cho Young-wuk), dall'armonia e dai colori squillanti della fotografia (diretta da Chung Chung-hoon ). Due elementi che tingono tutta la vicenda della magia di una fiaba. Neogotica e metropolitana. Non priva di accenni (veloci) alle atmosfere cupe di Matrix e all'umorismo nero di Tarantino.

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