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Gianni Amelio, foto © Kikapress 


Gianni Amelio: «Sono pansessuale»

Per girare La stella che non c'è, il regista è volato fino a Shangai. E, accanto a Castellitto, ha utilizzato solo attori locali. A Vanity Fair rivela: «Ho avuto molte esperienze, talvolta casuali e altre provocate, con uomini, ma non solo»

di Marina Cappa, da Vanity Fair n. 35/2006

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Il film che Gianni Amelio presenta a Venezia, La stella che non c'è, in uscita nei cinema l'8 settembre - lo ha portato in Cina a girare il film e parlare con il regista di stranieri, riferendosi all'Italia di oggi, è un tema delicato. Dalle pagine di Vanity Fair in edicola dal 7 settembre, Amelio racconta della sua adozione di un ragazzo albanese.

Come ha fatto, dal momento che è solo?
«Ho adottato tutta la famiglia. Suo padre è uno dei miei migliori amici, vive con la moglie e gli altri figli in un paese dell'Albania. E Luan, che ho adottato quando aveva 16 anni, sta in Italia ma va anche spesso da loro. Certo, lui non ha mai avuto problemi di integrazione, parla perfettamente l'italiano. A mio figlio ho dato ciò che avrei voluto ricevere io quando avevo 16 anni: qualcuno che mi adottasse, che mi offrisse una possibilità».

Ma il fatto di essere omosessuale?
«Ma io non sono omosessuale. Sono pansessuale, nel senso che ho avuto molte esperienze, talvolta casuali e altre provocate, con uomini ma non solo. Vede, alla mia età non si hanno più remore, e credo che chi fa il mio mestiere faccia bene ad ammettere pubblicamente di essere omosessuale, se lo è, perché può aiutare altre persone a venire allo scoperto in modo sereno. Però non è il mio caso. E poi io non ho mai creduto alla convivenza, ma solo alla seduta momentanea, legata al piacere, che certo può durare anche un sacco di tempo. Oggi sto molto bene con me stesso, e sono comunque sempre pronto ad aprire la porta di casa».

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