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Claudia Schiffer, foto di @ kikapress.com


Claudia Schiffer: «Mi chiamavano "mutande di lana"»

«Io non lo sapevo, ma le mie colleghe si passavano la voce: c'è quella noiosa, non tirate fuori la droga». Dopo vent'anni di carriera, Claudia Schiffer una cosa l'ha capita: «Essere noiosa è meglio»

di Paola Jacobbi da Vanity Fair n. 22/2006

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Penso a Kate Moss e a Naomi Campbell. Come ha fatto lei ad attraversare il mondo della moda senza mai entrare in contatto con la droga e gli eccessi?
«Questione di personalità. C'è gente portata per le dipendenze, di qualunque genere, io non sono così. E poi è questione di educazione. Conosco tante persone che si sono drogate e magari adesso, con fatica, hanno smesso: molti di loro hanno avuto genitori che fumavano marijuana in casa o che, semplicemente, su questo tema, avevano un pericoloso atteggiamento aperto: "Se vuoi provare, prova". I miei genitori, invece, mi hanno sempre detto che la droga non solo faceva male, ma era una cosa da perdenti. Sono cresciuta così chiaramente disinteressata alla faccenda che, nel giro della moda, mi chiamavano "la ragazza con le mutande di lana" e si passavano la voce: "Se c'è lei, non tirate fuori la droga". C'era una scena classica, dopo le sfilate, o verso la fine di un party. Un ristretto gruppo spariva, andavano da un'altra parte a spassarsela, e nessuno mi invitava. I primi tempi non capivo, ci rimanevo anche un po' male».

Era davvero così ingenua?
«Molto. E anche molto timida. Ricordo il mio primo servizio fotografico di lingerie, a Parigi, con Walter Chin, per Elle Francia. Non ho aperto bocca per tutto il giorno».

Le dà fastidio quando si scrive che lei è noiosa?
«No. Io sono fatta così e non posso diventare quello che non sono. Non vorrei mai dare scandalo, detesto l'idea cje ci sia un qualunque scandalo su di me».

Però i giornali di gossip, che racontano scandali altrui, li leggerà qualche volta...
«Certo. E mi diverto pure».

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