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Vincent Cassel, foto di Ali Mahdavi


Vincent Cassel: «L'animale che è in me»

Il riferimento non è solo al suo brutto carattere («chiedete a quel paparazzo che insisteva...»). «L'animale» è anche quello che lo ha fatto innamorare di sua moglie, Monica Bellucci. E che da dieci anni, contro ogni previsione, li tiene uniti

di Sara Faillaci da Vanity Fair n. 32/2006

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Signor Cassel, quanto ha sofferto guardando Italia-Francia?
«Abbastanza, per non essere un gran tifoso di calcio. Però, ne valeva la pena: la testata di Zidane a Materazzi è stato un momento di puro cinema. È successo quello che il pubblico non si sarebbe mai aspettato».

È geloso?
«I miei antenati materni vengono dalla Corsica: ho ereditato il loro caratteraccio. Ma la gelosia, per ardere, deve essere alimentata. Ci sono persone che si dannano con l'immaginazione. Altre, come me, evitano di torturarsi».

E Monica è gelosa?
«È italiana. Le italiane sono gelose».

Le danno spesso la parte del cattivo. Perché crede che succeda?
«Spesso i personaggi malvagi li scelgo io, perché sono più sfaccettati. Il prossimo sarà quello di Jacques Mesrine, famosissimo criminale della Francia degli anni Settanta: lo interpreterò in L'ennemi public n° 1 di François Richet. Poi, forse, sarò il figlio disturbato di un mafioso russo nel prossimo film di Cronenberg, con Viggo Mortensen e Naomi Watts».

Dal vivo, non sembra così cattivo.
«Qualcosa di violento nella mia indole dev'esserci, altrimenti non potrei interpretarli. Può chiederlo a quel povero paparazzo».

Quale paparazzo?
«Ero in Italia e, al solito, i fotografi non ci lasciavano respirare. A quel tipo ho spiegato che volevo stare tranquillo, ma lui insisteva e sono sbottato».

Gli ha messo le mani addosso?
«Gliel'ho detto, no? Ho un caratteraccio».

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