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Kiefer Sutherland, foto di © Kikapress


Kiefer Sutherland: «Sono un alcolizzato»

«Torno a casa e mi attacco alla bottiglia. È il mio modo per autodistruggermi». Ma come, proprio ora che Sutherland è riuscito a tornare al successo in tv e al cinema?

di Andrea Carugati da Vanity Fair 26/2006

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Non le manca niente. Chissà quanti attori vorrebbero una carriera come la sua.
«Si
accomodino pure, se sono pronti a pagarne il prezzo».

Un conto salato?
«Molto. E io lo sto pagando. Ha idea di che cosa significhi dormire un sonno senza sogni e svegliarsi con il mal di testa che ti accompagna sul set? Ma il lavoro è per me salvezza e dannazione allo stesso tempo: si divora tutta la mia vita, eppure non riuscirei a sopravvivere senza. Mi dico: fanculo, lavoro molto, posso anche permettermi di sfasciarmi ogni tanto. Il problema è che l'ogni tanto diventa quasi tutte le sere. Mi piacerebbe potermi svegliare la mattina senza dovermi chiedere dove sono, o se qualche amico ha portato la mia automobile a casa. Non mi piace vivere così. Me ne vergogno, soprattutto nei confronti di mia figlia. Ma quando bevo non penso a ciò che è successo ieri, o a ciò che potrebbe succedere domani».

Altra domanda banale: non è che nella sua vita manca l'amore?
«Sì, forse. L'amore - quello per un figlio, per una donna, per un amico - è il sentimento che inseguiamo di più».

Lei è un tipo romantico...
«Sì. O così mi piace pensare. Certo ho avuto i miei rapporti da una botta e via, ma se non c'è intesa tanto vale andare a casa e masturbarsi. Ma ora basta parlare di me. Non vuole sapere qualcosa del film?».

Il suo personaggio in The Sentinel è un agente federale, come il Jack Bauer che interpreta in 24. Non ha paura che il pubblico lo identifichi solo con quello?
«L'ha vista la scena del lungo dialogo tra me e Michael Douglas? Ho fatto questo film solo per girare quella scena, e per girarla con lui. A volte una parte si accetta anche per potere recitare con una leggenda».


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