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Un particolare della copertina di <I>Cattive - cento anni di cronaca nera al femminile in Italia</I> di Maria Vittoria Giannotti, editoriale Olimpia

Un particolare della copertina di Cattive - cento anni di cronaca nera al femminile in Italia di Maria Vittoria Giannotti, editoriale Olimpia


16.02.2007

Perché le donne uccidono?

Prova a rispondere una cronista di nera con un libro che raccoglie 27 omicidi «al femminile» compiuti nell'arco di quasi cento anni. Dalla saponificatrice di Correggio alla tragedia di Novi Ligure. Di Alberto Grandi

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Il libro si apre con un delitto che sembra rubato alle pagine di un melodramma, una contessa in vestaglia impugna la pistola ancora fumante con cui ha ucciso il giovane attendente del marito, e si chiude con uno che parla dei nostri tempi, una madre che vuole lavorare in tv annega il figlio in una tinozza. 1913 - 2005: quasi un secolo separa Maria Oggioni Tiepolo e Maria Patrizio.

In mezzo altre donne che uccidono. Per noia. Per amore. Per ideologia. Per un vuoto che nessuno psichiatra è ancora riuscito a colmare, come nel caso di Erika De Nardo, la (allora) teenager che nel 2001 ha ucciso la madre e il fratello con la complicità del fidanzato. Cento anni di omicidi raccontati da Maria Vittoria Giannotti, cronista di nera per l'Ansa di Firenze, e raccolti in un libro che si legge come fosse un thriller, Cattive - Cento anni di cronaca nera al femminile in Italia (editoriale Olimpia, euro 16,50).

Quale è l'omicida per cui ha provato più comprensione?
Mascia Torelli che, a Giulianova, in Abruzzo, nel 1994 uccide il padre dopo anni di violenze subite da lei, la madre e la sorella più piccola. E anche Pupetta Maresca, cresciuta nell'ambiente della camorra, abituata a regolamenti di conti a colpi di pistola, che, nel 1955, incinta di sei mesi, vendica il marito ammazzato, sparando al mandante dell'omicidio, Antonio Esposito, un boss locale.

E quella a cui si sente più estranea?
Lidia e Franca Casaldi, due sorelle che, nella Roma del dopoguerra, per rubare due pellicce di volpe a una donna non esitano ad ammazzare lei e suo figlio.

A guardare la tv e a leggere i giornali, le donne uccidono oggi più di ieri. 
E' solo un'impressione. Le donne uccidono da sempre, con una ferocia pari a quella degli uomini anche se meno frequentemente. Negli ultimi anni, però, sono stati registrati numerosi casi di madri che uccidono il figlio.

Cosa c'è alla base di un gesto così disperato?
Difficile dirlo. A volte l'omicidio del figlio è seguito dal suicidio della madre. La madre si vuole uccidere e trascina nella morte anche il figlio perché pensa che senza di lei non possa sopravvivere.

La gente è stata sempre curiosa dei delitti commessi dalle donne?
Sì, hanno sempre suscitato la curiosità morbosa del pubblico.  Una donna che uccide colpisce di più l'immaginazione che un uomo perché la donna è vista come colei che dona la vita e invece, in questi casi, ha dato la morte.

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