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<FONT size=2>Cristina Cattaneo</FONT>

Cristina Cattaneo, antropologo forense e medico legale.
Foto courtesy Raffaello Cortina Editore

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08.03.2007

Cristina Cattaneo: «Ve lo dò io CSI...»

Medico legale e antropologo forense, nel suo libro, Crimini e farfalle, racconta le indagini della polizia scientifica dietro morti sospette. E se le parlate del telefilm...

di Alberto Grandi

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«Gli attori di CSI? Troppo cupi, depressi. C'è un aurea di sacralità, in quel telefilm, che non corrisponde al vero. In realtà. il mio è un lavoro pieno di stimoli, che ti trasmette una forte energia».
Chi parla è Cristina Cattaneo. Una che, come Gil Grissom, il capo della scientifica di CSI, ha a che fare con la morte quotidianamente. Solo che mentre Grissom ci ha a che fare per finta, poiché è pur sempre il personaggio di una serie tv, nel caso di Cristina Cattaneo, medico legale e antropologo per il Labonaf, laboratorio di antropologia forense all'Università Statale di Milano, è tutto vero.

Insieme a Monica Maldarella, naturalista, ha scritto un libro sulle indagini dietro morti sospette dal titolo molto bello, Crimini e farfalle (Raffaello Cortina Editore, 19 euro). Non abbiamo resistito alla tentazione di chiederle cosa ne pensa del «fenomeno CSI».

Allora, CSI è fedele alla realtà?
«Secondo me c'è un'eccessiva fiducia nella scienza».

La scienza non è infallibile?
«Nel serial tv si vedono questi scienziati che studiando un insetto o un frammento di cadavere al microscopio e trovano la prova del delitto. In realtà, per quanto sofisticati, gli strumenti in uso nei laboratori non sono infallibili».

Si dice che negli Usa la polizia sarebbe preoccupata perché fenomeni mediatici come CSI inducono gli assassini ad essere più attenti quando uccidono...
«Potrebbe essere vero, ma è anche vero che certa informazione origina leggende metropolitane».

Ad esempio?
«Anni fa, a Milano, era uscito un articolo sull'usanza dei capiclan di immigrati di spezzare i polsi agli affiliati più giovani affinché si formassero dei calli ossei che rendessero impossibile l'esame scheletrico per verificare l'età. Così, in caso di cattura, la polizia non riuscendo a stabilire la maggiore età, non avrebbe potuto spedire il delinquente in prigione. Io non so se questa usanza fosse vera, ma dopo quell'articolo cominciarono ad esserci casi di giovani criminali con i polsi spezzati».

Esiste il delitto perfetto o voi scienziati siete in grado di spiegare tutto come succede in tv?
«Per me esiste. Certe morti per soffocamento non lasciano traccia. E certe circostanze sono avverse all'indagine. Se la vittima viene accoltellata ai tessuti molli e non alle ossa, sul suo cadavere decomposto non ci sarà traccia della ferita».

Insomma, CSI, le piace o no?
«Ho visto qualche puntata e sa in cosa non mi ritrovo? Nell'atmosfera dei laboratori, così oscura, silenziosa, come se avere a che fare con la morte forzasse al silenzio. Dove lavoro io la gente parla, si confronta. C'è molta vita».

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