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Nicolas Cage è Ghost Rider

Nicolas Cage in Ghost Rider.

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Supereroi spaventosi ma buoni al cinema. Qual è il tuo preferito?

Il motociclista Ghost Rider (Nicolas Cage)
L'iracondo Hulk (Eric Bana)
Roccia de I Fantastici 4 (Michael Chiklis)
Volverine di X-Men (Hugh Jackman)
Hellboy (Ron Perlman)

15.03.2007

«Ho imparato a leggere sui fumetti »

Nicolas Cage è al cinema Ghost Rider, il protagonista dell'omonimo comic USA, un super eroe che l'attore conosce bene (e adora) fin dall'infanzia. Entrare nei suoi panni è stata un'emozione ma anche una prova fisica. Che ora Cage ci racconta di Ilaria M. Linetti

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E' vero che Ghost Rider è in qualche modo una vecchia conoscenza?
«Sì. Ho imparato a leggere sui fumetti di Ghost Rider. All'inizio mi hanno attirato i colori e i disegni, ma poi mi sono appassionato perché questi mostri, lui come Hulk, sono orribili ma anche buoni. Questo mi ha sempre affascinato.
In particolare, per un bambino, Ghost Rider, contiene concetti molto profondi. È la storia di Faust, un classico con cui si sono cimentati Goethe e Thomas Mann ma mai Disney (e credo che il motivo sia ovvio)».

In tanti anni di letture delle sua avventure, che cosa ti ha lasciato il personaggio di Ghost Rider?
«A parte il tatuaggio di un teschio in fiamme sul mio braccio dici? (ndr. ride):
Quando ero piccolo, negli anni '70, i miei miti erano proprio Ghost Rider ed Evil Knievel, il motociclista. Cercavo di imitarli saltando gli ostacoli con la mia bicicletta.

Oggi mi è rimasta la passione per le moto e per tutto quello che si muove: è la mia stranezza.
Ah, ovviamente, come fa il mio personaggio, mangio jelly beans (ndr. caramelle fatte a forma di fagiolo molto popolari negli Stati Uniti) e cerco anche di tenere lontani gli spiriti maligni».

Ti sei sottoposto a qualche allenamento particolare per entrare nella parte?
«Ho passato cinque ore al giorno in palestra per un anno, e ho dovuto fare moltissimo lavoro aerobico ritagliandomi il tempo tra un set e l'altro».

Si tratta di una preparazione fisica molto intensa. Tanto da permetterti di affrontare le scene più forti senza controfigure?
«In ogni film d'azione c'è un momento in cui l'attore diventa stunt e lo stunt attore, ma bisogna sempre tenere presenti le esigenze della produzione: il film va finito, non ci si possono permettere incidenti».

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