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Il gip Alberto Iannuzzi <I>(Foto Maki Galimberti)</I>

Il gip Alberto Iannuzzi (Foto Maki Galimberti)


02.04.2007

Il gip di Vallettopoli: «Siamo sotto pressione»

Alberto Iannuzzi confessa a Vanity Fair: «Persino mia figlia, che ha dieci anni, mi ha chiesto se ero nei guai»

di Giovanni Audiffredi su Vanity Fair n. 14 del 5 aprile 2007

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«Le racconto un fatto che mi ha colpito. Qualche giorno fa si avvicina mia figlia Valeria. È piccola, ha 10 anni. E mi dice: "Papà, un mio compagno di scuola mi ha detto che sei nei guai". Sono segnali, se vuole anche un po' inquietanti, di ciò che la gente comune percepisce dei fatti riguardanti noi magistrati della Procura di Potenza». Lo ha detto Alberto Iannuzzi, Gip di Vallettopoli, a Vanity Fair, in edicola dal 4 aprile. Iannuzzi è stato Giudice per le Indagini Preliminari per il Savoia Gate e per altre clamorose inchieste condotte nel capoluogo lucano. Sposato, ha due figlie, Giulia e Valeria. È nato a Potenza, ha lavorato a Melfi, Venosa, Rionero, e ora esercita nella sua città: «Fa piacere stare a casa, ma può creare qualche problema. Conduco una vita monastica. Non posso permettermi chiacchiere di paese».

Si è sentito solo in queste settimane?
«Proprio così. Noi, presi dal lavoro, abbiamo una sensazione più flebile di ciò che accade intorno alla Procura. Non ci accorgiamo dei rischi di delegittimazione, non perché non ci siano, ma perché siamo immersi nelle carte. Salvo poi vederci piombare addosso gli ispettori del ministero».

Le danno fastidio?
«Per carità, fanno il loro legittimo lavoro. Ma la loro presenza significa che c'è una pressione dall'esterno, da parte di qualcuno, che, evidentemente, vuol far venire meno il clima di serenità che deve caratterizzare la nostra azione».

Ma i vostri metodi, per esempio le intercettazioni, sono legittimi o no?
«La giurisprudenza del Csm e della Cassazione stabilisce che la lesione alla riservatezza è lecita e autorizzata qualora sia necessaria e funzionale alla motivazione del provvedimento. Spetta al giudice decidere. Questo è un principio insindacabile, costituzionalmente tutelato dall'indipendenza della magistratura».

Però lei è turbato dalle accuse che le rivolgono?
«Non sono cose che fanno piacere. E non dovrebbero capitare in ambiti giudiziari così delicati. Siamo sotto pressione, ma vado avanti per la mia strada».

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