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Il gip Alberto Iannuzzi <I>(Foto Maki Galimberti)</I>

Il gip Alberto Iannuzzi (Foto Maki Galimberti)


02.04.2007

Alberto Iannuzzi: «Vado
avanti per la mia strada»

Il gip di Vallettopoli parla a Vanity Fair dell'inchiesta che ha sconvolto il mondo dello spettacolo. E del suo rapporto con il pm Woodcock

di Giovanni Audiffredi su Vanity Fair n. 14 del 5 aprile 2007

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Qualche giorno fa un gruppo spontaneo di concittadini si è comprato una doppia pagina del Quotidiano della Basilicata per manifestarle solidarietà.
«Hanno tirato fuori di tasca loro del denaro per dare pubblicamente sostegno a me e ai colleghi. Si sono firmati, con nome e cognome, in una terra dove omertà e riservatezza spesso si sovrappongono. Mi inorgoglisce, è un segnale di risveglio della coscienza civile. Poco importa se, fuori da Palazzo di Giustizia, non è a noi che chiedono l'autografo, ma agli indagati».

Non si è mai pentito di aver dato l'autorizzazione al Pm Woodcock?
«Mai».

Non si offenda, ma abbiamo passato una giornata in Procura e, senza essere ispettori, è facile capire che uno degli aspetti critici è la riservatezza.
«Il problema è serio. Noi le nostre cautele le abbiamo adottate: carabinieri, cassaforte, personale riservato. Qualcosa che non funziona c'è. Ma la cosa più importante non è quello che esce fuori. Dopo che l'ordinanza è stata notificata a 25 persone, è ovvio che passi da diverse mani, e che arrivi, purtroppo, ai giornalisti. Gli atti vengono poi depositati e diventano sostanzialmente pubblici, l'accesso è consentito alle persone legittimate, avvocati, interessati. Come si può pretendere che non ci siano notizie?».

Si dice che lei sia il Gip preferito da Woodcock.
«È falso. Qui non si fanno preferenze. È solo un fatto burocratico. Oppure dipende dal fatto che la prima intercettazione di un'inchiesta l'ho disposta io. Nulla di personale».

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