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17.04.2007

Zucchero: «Il branco
cercò di violentarmi»

Anche oggi che è una rockstar, «Sugar» qualche timore ce l'ha. Ma non è nulla in confronto all'incubo che ha vissuto da bambino e che, in una intervista su Vanity Fair, racconta per la prima volta

di Andrea Scarpa su Vanity Fair n.16 del 26 aprile 2007

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«Ero un bambino educato, magro, con le guance rosse e l'accento emiliano. Mia madre, poi, nonostante non avessimo un soldo, mi mandava a scuola sempre pulito e pettinato, con i vestiti stirati e in ordine». Sono le parole di Zucchero, 51 anni, che dalle pagine di Vanity Fair in edicola dal 18 aprile racconta per la prima volta il terribile incubo vissuto da bambino, quando un branco di ragazzini cercò di violentarlo. «Ho accettato di dare una mano a mia figlia perché credo nel suo talento e perché vorrei evitarle tutte le umiliazioni che ho subito in passato. Ho preso batoste pesanti, io».

Pesanti quanto?
«Era il 1982, dopo un interminabile viaggio in autostop, arrivo a Milano per un appuntamento negli uffici della casa discografica Polygram. Dopo due ore di anticamera sento il direttore artistico che parla di me: Quello è uno sfigato, con quella faccia e con quella voce non combinerà mai nulla. Mandatelo via».

Un gran fiuto.
«Già, io però scoppiai a piangere...».

Ripartire da zero: qualcosa a cui era abituato, vero?
«Sì, fin da bambino. Mio padre faceva un lavoro duro e pericoloso... Quando avevo undici anni... ci portò tutti a Pontremoli, in provincia di Massa Carrara... Quando arrivammo scoprimmo che non gli avevano dato né la licenza per il fondo che aveva chiesto né la casa. Ci ritrovammo in mezzo a una strada con il camion pieno di mobili...».

Fece subito nuovi amici?
«Insomma... i ragazzini della zona, quasi tutti più grandi di me, cominciarono a dirmi che ero un finocchio. Una volta, durante una festicciola in una casa di campagna, mi misero sopra un letto e mi legarono mani e piedi. E cercarono di violentarmi. Non ci riuscirono, ma per me fu uno shock».

Lo disse a suo padre?
«No, avevo paura. Però al capetto del gruppo mandai una lettera con la firma falsificata di papà, scrivendo che se ci avessero riprovato lui sarebbe andato dalla polizia a denunciarli tutti. Funzionò. Non mi dissero più nulla».

Zucchero il 3 e 4 maggio darà il via al suo nuovo tour dall'Olympia di Parigi, a pochi giorni - il 27 aprile - dall'uscita del primo album della sua secondogenita Irene, 23 anni. Starà in giro per il mondo per otto mesi, ma in Italia si esibirà soltanto a Milano (il 7, 8 e 9 giugno), Agrigento (il 12, 13 e 14 luglio) e Verona (21 e 22 settembre).

Leggi l'intervista completa
su Vanity Fair n. 16 in edicola

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