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Marco Materazzi (Foto Lorenzo Bringhelli)

Marco Materazzi (Foto Lorenzo Bringhelli)


23.04.2007

Materazzi,
tutto per mia madre

Il campione interista a Vanity Fair: «Mamma l'ho persa da tanti anni, ma io so che è stata lei a farmi conoscere mia moglie e a regalarmi mia figlia»

di Gad Lerner su Vanity Fair n. 17 del 3 maggio 2007

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Mi scuserete se la prendo alla lontana per raccontarvi il mio incontro con un uomo che la vita ha scolpito a forma di cattivo. Campione del mondo e campione d'Italia, ma ancora il più insultato negli stadi italiani... sulla home page del suo sito Internet Marco Materazzi si presenta così: «Chi mi conosce sa che sono un bravo ragazzo. Gli altri dicono di no».
Allora ti va bene così? Materazzi è il campione cattivo?
«La vita a me non ha fatto sconti. Sono uno che si gioca tutto e, lo so, ha commesso delle cavolate. Allora sarebbe giusto che mi si canti: "Materazzi pezzo di merda" invece che "Materazzi figlio di...". Mia madre s'è ammalata che avevo undici anni, l'ho persa, nessuno me la ridarà, e ogni volta mi viene ricordato. Ho vinto un Mondiale e l'ho fatto per l'Italia ma resto il più bersagliato dalle curve avversarie. È difficile sopportarlo, ma dopo quindici anni figuriamoci se mi faccio buttare fuori per un coro».

Gattuso è un tuo amico. Conta qualcosa, se te lo trovi di fronte?
«Niente. Il piede non lo levo. In campo io mi trasformo, sono un'altra persona. È capitato con un altro amico come Luca Toni. Lui lo sa, io lo so. In campo io da lui le ho prese e porto i suoi segni sulla faccia. Lui da me le ha prese e porta i miei segni sulle gambe. Giusto così. Altrimenti la gente può pensare che siamo dei mercenari. A seconda di chi ti trovi davanti levi il piede o lo metti?».

Ma voi siete dei mercenari. Se l'Inter ti vende al Barcellona tu ci vai e baci la maglia.
«Io per baciare una maglia ci ho sempre messo del tempo. In vita mia ne ho baciate solo due: Perugia, Inter. E non certo dopo dieci presenze. Un rapporto si fortifica nei dispiaceri, dopo i momenti brutti vissuti insieme. Troppo facile quando si vince baciare la maglia. Se passi lo scudetto perso nel 2002, all'ultima giornata della tua prima stagione in una squadra, il caso Cirillo, la sconfitta in Champions col Villarreal del 2006, i tanti derby persi, e si rimane uniti nelle umiliazioni, allora ci può stare di baciare la maglia. Sapendo che i nostri tifosi sono stati accolti dappertutto dal coro "Non vincete mai", e noi li abbiamo riscattati».

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