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Marco Materazzi (Foto Lorenzo Bringhelli)

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23.04.2007

Materazzi: «Non sono un cattivo ragazzo»

Il campione interista a Vanity Fair: «Mi fanno paura i ragazzi che vogliono diventare campioni per avere macchine e veline»

di Gad Lerner su Vanity Fair n. 17 del 3 maggio 2007

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Chi resterà di più nel tuo cuore fra i compagni di spogliatoio?
«Quelli con cui mi capisco di più sono gli zingari».

Zingari?
«Io mi ci sento, zingaro. E con me i vari Recoba, Ibrahimovic, Stankovic, lo stesso Dacourt: un'intelligenza speciale Olivier, il tipo che legge libri e colleziona quadri».

A 33 anni non ti toccherebbe di fare il papà saggio per i più ragazzini?
«Ma io mi sento ragazzino. Io sono l'eterno cazzaro, non so come dire. Sarò un bambinone ma a me piace ridere e fare casino, difficilmente cambierò. In allenamento è difficile che faccia un'entrata, che vada al 110%. Te l'ho detto: solo il campo mi trasforma».

Uno zingaro che però non riesce a scherzare su quel che la vita gli ha tolto.
«Come potrei? Il mio più grande rammarico è che mamma non ce l'abbia fatta perché quel tumore al seno, grosso già 6 centimetri, l'ha scoperto nel 1985. Magari oggi saprebbero curarlo».

Il cancro resta l'incubo dei nostri tempi. Riesci a dare una mano alle associazioni dei malati?
«Vedi, ogni volta che ne parlo mi riduco così, le lacrime agli occhi. Non ho paura, ma non ce la faccio. A me e a Daniela viene più facile aiutare i bambini dell'Africa».

Ho capito che è stata Daniela a salvarti.
«Io penso che me l'abbia fatta conoscere mia madre. E sempre lei, mia madre, ci ha dato la figlia femmina, visto che nessuno in casa mia ce l'ha. Per questo ho voluto le mie ali. Tatuarle è una cosa molto dolorosa. Sei aghi che ti penetrano la schiena per quattro ore di fila. Già mi ero ripromesso di metterle, ma solo se fosse venuta una figlia. Le riunisce il nome Anna, mia mamma e mia figlia. Mentre le ali dell'angelo avvolgono il nome mio e di mia moglie. Poi naturalmente ci sono i due ragazzi».

E adesso lo scudetto. Ce l'hai chiaro che un anno così nella vita è irripetibile?
«Sai che ti dico? Io al momento giusto comprerò un'Harley- Davidson e partirò con Daniela. Tra noi c'è un patto: metà vita io, metà vita lei. Lo rispetterò. Quando in tasca non avevamo neanche i soldi per la benzina si fantasticava: e se vincessimo la lotteria? Vorremmo fare la stessa vita, solo con più sfizi. Un mese in America al posto di una settimana a Riccione. È quel che faremo l'estate prossima. Ma anche a Riccione ci divertivamo lo stesso».

Leggi l'intervista completa
su Vanity Fair n. 18 in edicola il 25 aprile

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