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Mauro Ermanno Giovanardi

Mauro Ermanno Giovanardi

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04.05.2007

Mauro Ermanno Giovanardi,
il "cantattore" del cuore

Teatro e musica d'autore si mescolano nel primo disco da solista della voce dei La Crus

di Alice Politi

VOTA [ 12345 ] (6 voti)
Da William Shakespeare a Luigi Tenco, passando per Ivano Fossati e Fabrizio De Andrè. Poesie, testi teatrali e musica si mescolano nel primo disco da solista dell'istrionico Mauro Ermanno Giovanardi, voce dei La Crus. Nel suo "Cuore a nudo" reinterpretazioni di indimenticabili successi si alternano a brani recitati, dando vita a un viaggio/monologo, registrato al Teatro Dimora L'arboreto di Mondaino in dieci giorni ,che lo stesso autore definisce un immaginario "cabaret del cuore".

Nel disco ci sono omaggi a diversi artisti italiani. Qual è, secondo te, la canzone d'amore più bella in assoluto?
«Penso che la canzone più importante della storia della musica italiana sia Vedrai Vedrai di Luigi Tenco. Per quello che dice, per come lo dice, per ciò che questa canzone è diventata nell'immaginario. Un pezzo come Vedrai Vedrai riesce a essere credibile, intensissimo, profondissimo proprio quando si canta. Non so se può considerarsi una vera "canzone d'amore", dopo tutto è dedicata a sua madre, che voleva lui smettesse di suonare per finire l'Università. Con questa chiave di lettura diventa ancora più drammatica....
Anche Ivano Fossati racconta l'amore in modo magistrale. I naviganti è un testo che fa accapponare la pelle...

C'è una canzone che avresti voluto scrivere tu?
«Tantissime. Ma se proprio devo scegliere, mi ripeto: Vedrai Vedrai di Tenco».

Il brano che interpreti a cui sei più legato?
«Sicuramente Come ogni volta in "Dentro Me" e anche E' soltanto amore in "Dietro la curva del cuore". In entrambi i casi credo di essere riuscito a descrivere perfettamente ciò che avevo in mente, a seguire passo dopo passo il mood, la suggestione che ha dato vita al testo».

Qual è la tua emozione più forte?
«L'amore corrisposto di una persona, quando sei così in sintonia da sentirti come a casa. Ma anche quando, dopo tanta fatica, riesci ad avviare un testo che ti convince tantissimo, che ti rappresenta a pieno. Quando poi sul palco canti una canzone che ti ha fatto sudare tanto, nella quale hai messo le tue fragilità, le tue incertezze, e ti accorgi che ci sono altre persone che la cantano con te, ecco, questa è davvero un'emozione insuperabile».

Il piacere della "condivisione" con il pubblico ai concerti fa di te un'artista tutt'altro che snob...
«A me piace stare con le persone, incontrarle, conoscerle. E la fortuna di questo lavoro è che ti permette di incrociare gente interessante. Se hai un atteggiamento snob, distaccato ti precludi un sacco di possibilità. Non capisco infatti il fare "sostenuto" di certi miei colleghi. Se io incrociassi, per esempio, Tom Waits, uno dei miei artisti preferiti, vorrei fargli sapere che ho passato mesi a sentire i suoi dischi e mi piacerebbe ringraziarlo. È un gesto che non costa nulla e che a un artista fa sempre molto piacere».

C'è una donna che è stata un importante punto di riferimento nella tua vita?
«Ce ne sono due: mia madre, per avermi trasmesso il senso dell'amicizia, della condivisione, la voglia di "stare" con le persone, e Patti Smith: è stato il suo concerto di Bologna nel 1979 a segnare la mia "conversione" al mondo della musica».

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