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Sharon Stone  su <I>Vanity Fair</I> n. 22

Sharon Stone (Foto ©Kikapress)


29.05.2007

Sharon Stone for president

L'artista Francesco Vezzoli ha «candidato» alla presidenza americana la diva più carismatica e l'intellettuale più affascinante, Bernard-Henry Lévy

di Gabriele Romagnoli su Vanity Fair n. 22 del 7 giugno 2007

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Sharon Stone impersona la candidata alla presidenza americana Patricia Hill nella videoinstallazione Democrazy che Francesco Vezzoli presenterà dal 10 giugno nel nuovo Padiglione italiano della Biennale di Venezia e il suo concorrente virtuale nell'opera video è il noto intellettuale filosofo francese Bernard-Henry Lévy. La copertina di Vanity Fair n. 22 è dedicata all'immagine presidenziale di Sharon Stone. Sullo schermo diviso dell'installazione di Vezzoli compaiono Sharon e Bernard-Henry come fossero negli spot di una campagna elettorale per la Casa Bianca. Non si somigliano soltanto nei nomi (Patrick e Patricia Hill) e nelle immagini (belli, raffinati, sensibili), ma anche nei messaggi. Le parole si sovrappongono, gli slogan si unificano, componendo una Babele della propaganda in cui tutto si dice perché niente sia fatto.
Dichiara Vezzoli: «Volevo fare un progetto politico, spostarmi da Hollywood a Washington, che è, per definizione, la Hollywood dei brutti, e lì mettere in scena il corto circuito permanente tra spettacolo e politica». L'artista bresciano a Washington ha cercato due volti che sintetizzassero l'immaginario popolare, quel che la gente si aspetta oggi come leader di riferimento. «E siccome la predominanza della diva in politica è ormai un fatto: signore, signori, ecco a voi la prima candidata, Sharon Stone».
Bernard-Henri Lévy è stato scelto tra i pensatori perché filosofo, «capace di intuire la potenzialità dello spettacolo nella politica, portatore della tensione francese». E bello. A quel punto, ottenuto il sì da entrambi, restavano da creare le due campagne elettorali. Vezzoli si è rivolto direttamente ai guru di Bush (Mark McKinnon) e di Clinton (Bill Knapp), gli ultimi due vincitori americani, appartenenti alle due opposte «famiglie reali», che nel riflusso planetario si passano il testimone di padre in figlio e di moglie in marito, e curiosamente anche i consiglieri del presidente e dell'ex presidente hanno accettato subito, come non fosse un gioco ma un incarico, o forse perché consapevoli anche loro che non c'è più differenza.

Che cosa ci resta da vedere, Vezzoli: chi vincerà in America nel 2008?
«Non lo so, la mia vera curiosità è un'altra. Quanto può Oprah? (l'afroamericana Winfrey, conduttrice del talk show più famoso del mondo, ndr). Finora quel che lei nel suo programma ha consigliato ha stravenduto. Ora appoggia Obama, vediamo se lo manda alla Casa Bianca».

E tra Sharon Stone e Bernard-Henri Lévy chi vincerebbe?
«Sharon Stone. Perché recita meglio».

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su Vanity Fair n. 22 del 7 giugno 2007

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