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Valentino

Valentino, foto di Marcio Madeira


19.06.2007

Valentino: «Ho desiderato adottare un bambino»

Lo stilista italiano che ha portato l'Alta Moda nel mondo si confessa a Vanity Fair  raccontando la sua carriera, gli affetti, e di quel giorno in cui ha desiderato diventare padre adottivo

di Sara Faillaci da Vanity Fair n. 25/2007

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I prossimi 6, 7 e 8 luglio Roma celebra 45 anni dell'attività di Valentino con una serie di eventi: si inizia con una mostra allestita nel museo dell'Ara Pacis (aperta al pubblico fino al 28 ottobre) e si prosegue con la sfilata dell'ultima collezione di Alta Moda dello stilista che, dopo 17 anni, da Parigi torna in passerella a Roma, nella cornice del complesso di Santo Spirito in Sassia.

Che effetto le fa tornare a sfilare a Roma?
«Adoro Roma è sempre stata la mia casa. Qui c'è sempre stato il quartier generale, qui ho iniziato negli anni Sessanta, quelli straordinari della Dolce Vita».

Perché allora da 17 anni sfila a Parigi?
«L'Alta Moda è a Parigi. Non vorrei sembrare antipatico ma la stampa mi ha detto: "Non possiamo venire a Roma solo per te". Allora mi sono spostato».

Come ha conosciuto il suo socio storico, Giancarlo Giammetti?
«In Via Veneto, al Caffè de Paris, quando già avevo aperto il mio atelier a Roma. Il nostro sodalizio professionale ha funzionato benissimo anche perché abbiamo sempre avuto ruoli diversi. Lui si occupa del business e dell'immagine e mi ha sempre messo nelle condizioni di lavorare con serenità, togliendomi tutti i problemi. Per questo lo ringrazierò sempre».

Per 12 anni siete stati una coppia anche nella vostra vita privata.
«Sì, certo».

Ha amato molto nella sua vita?

«Sì, so dare molto. Nel senso che, se amo una persona, la amo sinceramente e teneramente. Cerco di averla vicino tutto il tempo e metto a disposizione tutto quello che ho. Certo, non sono un uomo semplice con cui vivere. Sono stato sempre molto controllato, non mi sono mai lasciato andare completamente e questo mi dispiace».

Si è mai sentito, in un Paese cattolico come l'Italia, poco libero di vivere i suoi affetti, la sua vita, o in imbarazzo per qualcosa?
«No. Prima di tutto, io sono molto religioso. Non ho nessun rimorso, penso di aver fatto in questa vita quello che una persona deve fare. Secondo, ho sempre vissuto in maniera molto discreta per mia scelta; è una questione di educazione».

Mai avuto momenti di depressione?
«Se fossi stato depresso avrei fumato, avrei tirato, avrei fatto tutta quella roba lì. No, io sono sempre stato bene e in pace con me stesso».

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