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Una scena del film La duchessa di Langeais

Giullaume Depardieu e Jeanne Balibar


13.07.2007

Guillaume Depardieu:
«Io mi salverò»

Un'infanzia senza amore. Un'adolescenza segnata da alcol, droga e carcere. E poi la decisione di amputarsi una gamba a causa di un incidente in moto. Intervista al figlio di Gérard Depardieu

di Carla Bardelli da Vanity Fair n. 28/2007

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...Lo si capisce lontano un miglio che per Giullaume Depardieu, figlio del grande attore francese Gérard, parlare con una giornalista non è il massimo del divertimento: si sottopone all'esercizio solo perché sta uscendo La duchessa di Langeais, l'ultimo film di Jacques Rivette, nelle sale italiane dal 13 luglio.

...Le è piaciuto portare Balzac al cinema?
«No, perché nella vita detesto gli amori che portano alla distruzione di sé. I rapporti fra le persone sono complicati, fra un uomo e una donna, poi, quasi impossibili. Eppure mi piace ancora credere che sia necessario amarsi, se perdessi questa speranza sarebbe la fine. Quando mi innamoro cerco sempre di far funzionare le cose, anche se non ci riesco spesso. Ma i conflitti sterili e crudeli non mi attirano».

...La scomoda operazione di lavare i panni sporchi in pubblico, come lei ha fatto in molte occasioni e soprattutto pubblicando Tout donner, richiede molto coraggio.
«Non mi sono servito dei mezzi di informazione per lavare i panni sporchi: il fatto è che ho una personalità che innervosisce la gente, e questo lascia spazio a molte fantasie. Dicendo quello che c'era da dire mi sono guadagnato la libertà. Ora che tutti hanno scoperto che non sono un uomo tiepido e che la mia vita non corrisponde ai criteri del politically correct nessuno parla più di me come prima: tutti pensano di sapere tutto e mi lasciano in pace. Le assicuro che sto molto meglio!».

...Beveva molto?
«Ero un alcolizzato. E visto che nella mia famiglia il vizio del bere lo si tramanda da generazioni, ho preferito interrompere la tradizione. Ci sono troppe persone che sognano per me un destino da poeta maledetto, come Rimbaud, morto a 37 anni. Ho un paio d'anni scarsi a disposizione, preferisco arrivarci in buono stato».

...La «tentazione» di una vita normale è forte per tutti. Forse lo è anche per lei.
«Ho fatto il giro di tutte le cattive esperienze. Sono stato un drogato, un alcolizzato, ho conosciuto il carcere. Esistono persone capaci di distruggersi e al tempo stesso di ricostruirsi, io preferisco fare una cosa alla volta: ora vorrei imparare a dare il giusto valore alla vita».

Leggi l'intervista completa su Vanity Fair, in edicola

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