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La cover di <I>Vanity Fair</I> n. 30, del 2 agosto 2007

La cover di Vanity Fair n. 30, del 2 agosto 2007


25.07.2007

Esclusivo
Eva Herzigova:
«Vi presento George»

«Per quanto tu lo sappia, non sei mai davvero preparata: in dieci minuti la tua vita cambia per sempre». La top model mostra per la prima volta suo figlio

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di Isabella Mazzitelli, su Vanity Fair n.30 del 2 agosto 2007

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... George Edoardo Marsiaj di Gregorio detto Greg, nato a Parigi il 1° giugno, peso alla nascita 4 chili e 40 grammi, 53 centimetri la lunghezza, succhia con ardore e concentrazione; ed è assai comprensibile perché i maschi in genere, da grandi, nutrano anche loro molta nostalgia, pur se con altri pensieri.

Bellissimo bambino, George: il nome si scrive all'inglese?
«Sia mio padre che il padre di Greg si chiamano Giorgio, uno con la grafia ceca, l'altro italiana. Abbiamo scelto una terza via, di compromesso. Veramente non pensavamo di usare il nome dei nonni, non mi sentivo così sentimentale: avevo in mente nomi bizzarri o al contrario altisonanti e antichi come Maximus, ma una persona, una bellissima persona, mi ha fatto riflettere sul valore della tradizione, sulla possibilità di prolungare nel nome di un figlio il passato della sua famiglia».

A quale categoria di donne appartiene? Quelle che archiviano travaglio e parto come un incubo o le altre che sono affezionate al ricordo?
«Non vedevo l'ora, di partorire: volevo partecipare a ogni secondo dell'evento. Leggevo un libro molto bello che descriveva il dolore del travaglio in modo così poetico, come un'onda che arriva e poi passa: non avevo nessuna paura. Fino a 5 centimetri di dilatazione ho tenuto duro, poi ho detto - urlato? - "basta, fatemi l'epidurale". Il dolore stava diventando pazzesco».

Beh, un po' ha resistito.
«Non so valutare se sia stato un travaglio lungo o difficile: la mattina alle 9 mi ero svegliata con la pancia dura, contrazioni ogni 15 minuti. Gregorio ha detto: vado a prendere il caffè e i giornali. Sbrigati, gli ho risposto - sa come sono gli uomini -. Alle 14 sono andata in ospedale, alle 20 è nato».

E il neo-padre?
«Era lì con me. Se l'è cavata molto bene, è riuscito a fare le foto e il filmino a George, e a me le coccole».

...

Non è preoccupata che si sciupi il celebre seno del «wonderbra»?
«Non so come sarà, dopo: sicuramente non avrà la stessa forma, ma pazienza... È il segno del tempo che passa: adesso sono una mamma, avrò un seno da mamma. Ha anche quello il suo potere, eccome».

E il lavoro? Ha già deciso quando riprenderà?
«Ho bisogno di lavorare anche poco ma subito, di sfogarmi un po', di fare di nuovo qualcosa di creativo: è la mia natura, il lavoro mi calma, il mio spirito indipendente mi reclama. Tra due settimane sarò in Spagna per un evento della maison di gioielli Chopard, di cui sono testimonial, e poi girerò un film: veramente non sono sicura di poterlo dire... Il nuovo episodio della Pantera rosa, le riprese iniziano tra due mesi, a Parigi e a Boston, con Steve Martin e Jean Reno: io faccio la cattiva».

Leggi l'intervista completa
su Vanity Fair n. 30 in edicola

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