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18.10.2007

Dave Gahan: «L'intimità
è una frontiera da varcare»

Hourglass è un album catartico. Ogni storia, ogni personaggio è intimamente connesso all'animo del suo autore pur non costituendo un frammento autobiografico: perché tutti siamo uno,nessuno e centomila e spartire tutti i nostri io con chi amiamo è una sfida eccellente

di Valentina Caiani

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In Use you si parla di quello che il prossimo dovrebbe temere da te. Mai avuto tu paura dell'altro?
Come tutti, guardo molta tv, sono drogato di tv. Purtroppo il piccolo schermo insegna a camminare nella paura guardandosi sempre alle spalle. Io però non ci sto. Non ho paura della gente. La dimensione pubblica non mi spaventa,quella che temo è l'intimità.

Ovvero?
Con questo album sono andato a fondo nella mia paura delle relazioni, ho imparato a darmi. Certo non a tutti, non sempre e non in toto: è importante capire che cosa ti va davvero bene e che cosa no.
Ultimamente, poi, è come se avessi recuperato un certo istinto naturale, quello che avevo da piccolo e che vedo oggi nei miei figli. Lo ascolto parecchio. Mi fido della sua voce e mi pongo meno il problema di cosa pensino gli altri.

Come si concilia questa tua serenità con la cupezza di alcuni brani di Hourglass?
Non mi sveglio felice la mattina: ci devo lavorare su! Anche se c'è molta gioia nella mia vita. Sì, c'è molta gioia nella mia vita e cerco di farci caso. Continuamente.
Da questo punto di vista l'album è catartico e mi riconosco in ognuno dei personaggi che racconta. 

Come avviene questa catarsi?
Scrivere musica mi aiuta. Per me la musica deve rappresentare onestamente come ti senti. In Paper Monsters iniziavo a intuire chi ero e cosa stavo diventando. Con questo album sono andato più a fondo e ho preso coscienza di me. Se mi sento a un punto migliore della vita è perché ora sono più consapevole del fatto che so essere sgradevole.

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