Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis

31.10.2007
Nicolas Vaporidis e Cristiana Capotondi: belli diversi
Lui ama le serate brave, lei no. Lui odia la metropolitana, lei no. Lui si perdona spesso, lei no. Ma, alla vigilia di un film che racconta l'amore fra un fusto e una racchia, è proprio sull'aspetto estetico che si trovano meno d'accordo.
Di Marina Cappa su Vanity Fair n. 44/2007
Cristiana: «Io ho sempre fatto cose per la salute, più che per apparire bella. Bevo tanta acqua, fumo una sigaretta ogni tre mesi, faccio sport, non mi sono mai drogata... Non lo faccio per apparire in un certo modo, ma perché altrimenti non riuscirei ad alzarmi la mattina alle 8 per lavorare. Non è bigottismo».
Nicolas: «Io sono l'esatto contrario: penso che il valore che dai al tuo corpo è relativo, a 25 anni ti senti immortale e fai di tutto, serate brave, grandi bevute, grandi fumate (effettivamente fuma molto). Certo, mi rendo conto che adesso che sto invecchiando devo controllare di più gli eccessi».
C.: «E invece io trovo che proprio nella prudenza e nella consapevolezza di ciò che si fa ci sia la possibilità della leggerezza. Non è da vecchia zia, ma non ho mai pensato di dover aderire allo stereotipo estetico del ragazzo con cui stavo».
N.: «Facile! Tu sei bella. In realtà la bellezza fisica conta quanto quella interna».
C.: «Però, poi, ognuna ha una sua bellezza, il suo fascino».
N.: «Tutto vero, ma la gente guarda i belli. Sì, puoi avere fascino anche se non sei perfetta. Ma, obiettivamente, i belli di natura sono avvantaggiati, è piacevole averli accanto: meglio questo giardino curato o uno pieno di rovi? Magari una bella non è sempre perfetta, in tiro, truccata. Però rimane una bella donna. Anche perché, secondo me, il corpo va curato, non ci si può lasciare imbruttire, con i baffi, i peli...».
...Fermi tutti, faccio io due domande. Quando vi siete conosciuti?
C.: «Credo all'università... Pensavo che lui fosse un fuori corso: aveva la mia stessa età, ma era molto più indietro con gli esami».
N.: «Io palleggiavo in cortile contro il muro, mentre lei passava dritta come una spada con i libri sotto il braccio. In effetti, Cristiana si è laureata e a me mancano ancora otto esami. La riconoscevo perché l'avevo già vista al cinema nel film di Natale. Ho pensato che era carina. Ma, sapendo che tipo di persona era, che cosa faceva, ho cercato dei pretesti per non farmela piacere. Ero convinto che se ci avessi provato avrei fallito, e così mi dicevo che tanto non mi sarebbe piaciuta comunque, che probabilmente era una noiosa... insomma, avevo paura. Ognuno di noi ha paura del fallimento e, per giustificarlo, lo attribuisce agli altri, a meno che uno non abbia un gran carattere e responsabilizzi se stesso».
C.: «Io le responsabilità le attribuisco sempre a me, è il modo migliore per crescere».
...Seconda e ultima domanda: Come tu mi vuoi è la storia del brutto anatroccolo. Voi quale fiaba amavate da piccoli?
C.: «Hansel e Gretel e Cappuccetto rosso».
N.: «La spada nella roccia: mi piaceva quel bambino tutto secco, com'ero io, che poi diventa un grande re. È la favola dove il debole diventa forte e capisce la debolezza dei forti che gli stanno davanti».
Leggi l'intervista completa su Vanity Fair n. 44/2007
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