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Courtesy Buena Vista

AMERICAN GANGSTER UN RECORD PER DENZEL

Quattro anni fa American Gangster doveva vedere alla regia Antoine Fuqua e nei ruoli di Lukas e Roberts, Denzel Washington e Benicio Del Toro, ma poi gli alti costi della produzione portarono la Universal a rinunciare al progetto, licenziare Fuqua e pagare ugualmente gli attori che avevano già firmato il contratto. Denzel Washington ricevette 20 milioni di dollari.

Quattro anni dopo il progetto tornò nei desideri dei produttori. Questa volta alla testa c'era Ridley Scott. Denzel Washington tornava ad essere della partita e, al posto di Del Toro, arrivava Russel Crowe. Nuove paghe per tutti e Denzel Washington si vedeva recapitare un nuovo assegno da 20 milioni.

In totale American Gangster è fruttato a Denzel Washington 40 milioni, teoricamente il più alto salario della storia del cinema.
Non importa, per Universal, che l'ha prodotto si tratta comunque di un successo. Il film ha incassato ad oggi 180 milioni di dollari raccontando una storia americana di delinquenza e corruzione.


28.12.2007

Denzel Washington:
«Il successo? Dio, fortuna, lavoro»

Fede, famiglia, responsabilità (anche civili). Parla il protagonista di American Gangster, 53 anni oggi. Bad guy solo al cinema

di Ilaria Maria Minetti

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American Gangster, di Ridley Scott, racconta la storia vera del trafficante internazionale di droga Frank Lucas e dell'uomo che l'ha assicurato alla giustizia, il detective Richie Roberts.

Cosa spingeva un ragazzo come Frank Lucas sulla strada della delinquenza?
«I boss di quartiere erano affascinanti. Un bambino vede la macchina grossa e scintillante, i vestiti nuovi, non vede la morte. Non fa la connessione tra le due cose, vede solo il personaggio potente. Oggi i ragazzi guardano al giocatore di basket, al rapper, non al pediatra. Mi ricordo da bambino, quando ho visto il film Super Fly: volevo essere il protagonista solo per i vestiti che indossava. Quando si è piccoli si vede il potere, c'è sempre qualcosa che attrae in un uomo potente: quando entra in una stanza e tutti corrono a portargli qualcosa. Certo, forse ottiene questo rispetto perché potrebbe ucciderti».

Ci sono però anche esempi molto positivi per chi cresce in un quartiere come Harlem, per esempio il suo: il suo successo dimostra che si può crescere in condizioni disagiate senza cadere nella delinquenza.
«Sono in molti a dare l'esempio, non solo io. Una delle cose interessanti della segregazione, e di Harlem come comunità segregata, è che tutte queste "star", nel bene e nel male, dalla parte giusta o sbagliata della legge, vivevano insieme. Il mio vicino di casa di quando ero piccolo era un dottore, ma era nero quindi non poteva vivere dall'altra parte della città, o dovunque volesse vivere. Mia madre è cresciuta ad Harlem ma non ha mai fatto uso di droghe e non è diventata una delinquente».

Il suo personaggio accompagna tutte le domeniche la madre in chiesa. Lei è credente?
«Certo, Dio mi ha datto tutto quello che ho. Mi ha dato il talento e la voglia di lavorare duro e un po' di fortuna e qualche buona opportunità».

Cos'è la fortuna?
«E' quando le opportunità incontrano la buona preparazione. Perché ciò avvenga io mi preparo, ho sempre fatto così. E quando viene la giusta opportunità lotto e ci lavoro. Credo che la fortuna vada aiutata».

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