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Jake Gyllenhaal

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05.02.2008

Jake Gyllenhaal:
Quando il successo ti brucia

«La fama è pericolosa. Ho visto tanti attori finire male. E so che nei momenti difficili ti aiuta solo chi ti vuole bene davvero». Così parlava Jake tre mesi fa. Capite come può sentirsi ora che Heath Ledger, il suo migliore amico, non c'è più?
Di Sara Faillaci su Vanity Fair 6/2008

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... Nel 2005 ha fatto tre film di grande impatto e successo. Non sente la pressione delle aspettative? Non ha paura di sbagliare?
«La pressione la sentivo più all'inizio, quando non sapevo ancora bene chi ero, che cosa avrei fatto. Oggi sono solo felice di avere tante opportunità diverse. Nella mia vita, come nella mia carriera, sto vivendo un momento importante. Perché dovrei fermarmi?».

Nel momento importante c'entra anche Reese Witherspoon?
«Buffo, no? Io e Reese ci conosciamo da un pezzo, siamo amici, poi facciamo questo film insieme e tutti pensano che siamo fidanzati».

Sta cercando di farmi credere che siete solo amici?
(Sbuffa, alza gli occhi al cielo, diventa rosso prima di rispondere con una bugia)
«Sì».

Riformulo la domanda. In questo momento importante della sua carriera e della sua vita, quanto conta l'amore? «L'amore nella vita è sempre fondamentale e a me sta sicuramente molto più a cuore della carriera. Guardi che sto parlando dell'amore in generale, non solo quello per una donna».

... Anche Brokeback Mountain era un film sull'amore. Tra due uomini, però. All'epoca molti la sconsigliarono di accettare quel copione, avvisandola che avrebbe potuto danneggiare la sua carriera. Due anni dopo possiamo dire che l'effetto è stato esattamente il contrario.
«... Sa qual è la cosa buffa? Nessuno è mai venuto a dirmi se mi spaventava l'idea di interpretare un agente della Cia. Ho accettato parecchi personaggi controversi nella mia carriera, ma solo quando si è trattato di un gay mi hanno fatto notare che rischiavo, perché il pubblico poteva pensare che fossi gay davvero».

... Ho letto che i suoi genitori, quando era piccolo, le permettevano di andare ai provini ma non di accettare la parte, nel caso l'avessero presa. Sembra un po' crudele come metodo educativo.
«Quello era amore. Avere un figlio che ti chiede di fare un film è come averne uno che vuole il permesso per andare a una festa dove tutti bevono e si drogano. Loro sapevano di che cosa si trattava, e hanno voluto proteggermi».

È arrivato lo stesso molto giovane al successo.
«E penso mi sia andata molto bene. Diventare precocemente famosi può essere pericoloso. Frequento attori da sempre, ne ho visti tanti vivere il successo in modo sbagliato e finire male. Io sono fortunato, perché ho una famiglia che mi ha aiutato a non commettere passi falsi. Le uniche persone che ti possono aiutare sono quelle che ti stanno vicine nei momenti difficili, quelle che ti vogliono bene davvero, non si limitano a dirtelo».

E a volte nemmeno quello basta. A Heath Ledger non è bastato.  


Leggi l'intervista completa su Vanity Fair 6/2008

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