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Elio Germano

Elio Germano


26.02.2008

Elio Germano:
«Il mio nome è nessuno»

Ma potete anche chiamarlo quattroformaggi, o Marco Baldini, o Lucio il venditore... Sono i personaggi che l'attore più impegnato del cinema italiano sta per portare sullo schermo. E dietro i quali vorrebbe nascondersi. Per non guardarsi. Perché? Tutta colpa della nonna
Di Marina Cappa su Vanity Fair n.9/2008

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...Vivere le emozioni così intensamente sul set non rischia di svuotare di emozioni la vita vera?
«Noi tutti proviamo emozioni a comando, non perché fingiamo, ma perché l'ambiente influenza le nostre emozioni. Anche vedendo una scena al tg uno si può commuovere. Certo, al cinema capitano scene particolarmente forti. Per esempio, in Mio fratello è figlio unico, quando muore mio fratello Manrico (Riccardo Scamarcio, ndr): quel giorno sul set piangevano tutti, io ero l'unico che non piangeva, perché il mio personaggio in quel momento soffriva diversamente, e mi portavo addosso quel peso senza versare lacrime. Certo, rispetto alla vita, lì c'è la sottile sicurezza del gioco, è quella che ti salva: sapere che stai facendo un film».

...Vita e lavoro diventano una sola cosa.
«Sì, per 3-4 mesi lavori insieme anche 13-14 ore al giorno. E lì ognuno è nudo di fronte a tutti, si apre agli altri».

...Si rivede al cinema?
«Mi è difficile, ma succede a tutti. Anche lei, se si rivedesse in un filmino della festa dei 18 anni, si vergognerebbe».

...Allo specchio si guarda?

«È pazza? Gli specchi portano anche male, non bisogna guardarsi. L'attore che si guarda è perduto, perché in quel momento è fuori di sé. Chi fa sport lo sa: negli allenamenti dai tutto di te e sei dentro il gioco, tutt'uno con quello che fai. Se invece viene un familiare, la ragazza, a guardarti, ti osservi e cominci a pensare che devi mandare la palla là, devi far vedere che... Sei fuori da te, dai il peggio».

...Ha incontrato molte ragazze succubi dell'immagine?

«Certo. Mentre le persone più rilassate, che vivono meglio i rapporti umani, sono quelle definite "brutte", la ragazza magari un po' grassa, perché è disponibile, è più viva».

...Però prima di arrivare al sesso, uno guarda e...

«Ma io non passo l'occhio così, l'occhio mi fa vedere anche cose che non esistono. Io sono colto dall'umanità, non da una visione. La persona è un ente vivo, e bisogna vedere se il tuo essere va in corrispondenza del suo oppure no. Dipende da quello che si riesce a costruire, il tipo di rapporto, il tempo che passa».

...Un'ultima domanda, non le piacerà. Nessuna qualità agli eroi ha fatto discutere per la scena di nudo.
«Uno lavora con tanti sacrifici e poi quello diventa più importante di tutto. Ma non è un problema mio, come dice Guccini nell'Avvelenata: "Vendere o no non passa tra i miei rischi. Non comprate i miei dischi e sputatemi addosso"».

...Era successo anche ad Accorsi.

«È proprio triste. Sono cose devastanti che entrano nella sfera privata: immaginate mia nonna che legge certe cose. Poi non mi piace essere raccontato: il mio lavoro è essere nessuno».

Leggi l'intervista completa su Vanity Fair n.9/2008

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