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Max Gazzè prova la sua <I>Annina</I> per la prima serata del <I>Festivalbar</I> <I>(foto T. Ferrari)</I>


03.06.2004

Max Gazzè e le rime impossibili

Poesia per un cantautore è giocare con i significati delle parole, ma anche con la loro musicalità. Soprattutto quando le parole non suonano bene

di Valentina Caiani

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Abbiamo incontrato Max Gazzè mentre provava il nuovo singolo, Annina, per la serata inaugurale del Festivalbar. Ecco cosa ci ha raccontato del suo album, Un giorno, della poesia e di come vive la condizione di neo-papà.

Che tipo di emozioni ed esperienze hai messo nel tuo nuovo album?
«E' un progetto nato in coalizione con un vero team, dei ragazzi con cui sono molto affiatato, i Peng. Ci ha riuniti la voglia di creare un disco che partisse dallo stare insieme, dal comporre canzoni insieme. E il tutto è poi sfociato in un tour, con l'esperienza della musica dal vivo. Questo, voglio comunicare con Un giorno: il piacere di suonare, di fare musica assieme, di scambiare emozioni e lanciare messaggi d'amore, propositivi».

Per un cantautore come te che cosa è la poesia?
«E' una forma di arte a sè stante, ma anche una forma d'arte musicale, con assonanze e rime interne... Per cui, già leggendo una poesia si comunica qualcosa di musicale, di ritmico.
Mettere la poesia nella musica siginifica darle un significato diverso, a volte è togliere la sua ritmica per dargliene un'altra attraverso la canzone. Altrimenti è semplicemente usare delle parole... a me piace utilizzare delle parole difficilmente cantabili e dar loro vita e importanza in quel modo: nel momento in cui le canti diventano protagoniste. E' una sfida, un gioco, che con mio fratello francesco abbiamo iniziato qualche anno fa e ora stiamo proseguendo su questa strada un po' ostica. Secondo me, chi vuole ed è in grado di apprezzare, capisce questo percorso».

Che poesia ama Max Gazzè?
«Mi piacciono molto i poeti coseddetti ermetici (anche se secondo me l'ermetismo è un'altra cosa). Amo Montale, Mallarmè, Andrea Zanzotto e tanti altri poeti più sconosciuti che leggo perché interessanti».

La miglior dote e il peggior difetto di un cantautore
«La miglior dote è essere se stessi. Il peggior difetto è non essere se stessi. Nel momento in cui scrivi e canti delle cose, e interpreti messaggi esterni, devi farlo in maniera sincera con te e con gli altri. Se vuoi calarti in un ruolo e metterti la parrucca è di per sé sbagliato, innanzitutto come approccio con se stessi».

Max Gazzè neo papà
«Ogni volta che assaggio un nuovo frutto estivo, come la prima ciliegia della stagione, esprimo un desiderio. Un anno fa pensavo di più a quello che era la mia vita, al fatto di fare musica, all'aver scelto questa carriera difficile e continuarla. Adesso, penso solo ai miei figli, alla famiglia, a mia moglie».

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