Francesco De Gregori. Foto Gianluigi Di Napoli

27.05.2008
Francesco De Gregori: «Non facevo una vita dissoluta»
Il cantautore tra ricordi, musica e politica racconta i suoi anni dell'amore libero e quelli del «Kamasutra della Costituzione»
di Andrea Scarpa su Vanity Fair n.22/2008. Servizio Nicoletta Ferrari
TAGS: Francesco De Gregori, Vanity Fair, Per brevità artista, amore libero, Fabrizio De André, Nanni Moretti, amore libero, Beppe Grillo, Silvio Berlusconi
Il servizio continua
«Sì. "Per brevità chiamato artista" era la formula con cui ero descritto nel mio primo contratto discografico...
...che ricordo ha del viaggio in Ungheria fatto con Antonello Venditti nel 1972? «Piacevolissimo. Era un viaggio-premio per aver partecipato a un servizio della Tv ungherese sull'Italia...»
...Era l'epoca dell'amore libero.
«...Ma non facevo una vita dissoluta. O, almeno, non me lo ricordo...»
Si ricorda invece di quando, davanti a De André, trasformò la sua Guerra di Piero nella Cacca di Piero?
«Certo. Era il 1973 e lui venne a sentirmi al Folkstudio... Ero emozionatissimo... Per gioco, e per fargli vedere come sapevo usare parole e metrica, rifeci il suo pezzo in versione goliardica... Nel 1975 realizzammo anche un disco insieme, Volume VIII. Mi invitò per un mese in Sardegna, nella sua casa in Gallura. Ma ci vedemmo solo due volte: io dormivo di notte, lui di giorno...»
Nel 2003 ha recitato in un film di Franco Battiato, Perduto amor: farà il bis? «Non credo, non sono un attore... Prima l'avevo chiesto a Nanni Moretti».
Inutilmente?
«Sì... Non c'è stato verso di convincerlo. "Sei l'uomo più impacciato d'Europa", era la sua risposta».
...Che cosa pensa del fenomeno Grillo?
«...L'antipolitica ha sempre attraversato le democrazie, non vedo niente di nuovo in quello che fa».
Nel 2005 disse che «la Costituzione è il Kamasutra della democrazia»: come li vede i prossimi anni?
«Berlusconi ha una solida maggioranza e speriamo che la usi per modernizzare il Paese. Se ci riuscisse, non farebbe una politica di destra o di sinistra, ma soltanto il bene di tutti...»
In Viva l'Italia, nel 1979, cantava di un'«Italia che resiste»: oggi li scriverebbe quei versi?
«Allora ero molto più manicheo: da una parte i buoni, dall'altra i cattivi. Oggi ...mi piace pensare a un unico Paese che, insieme, può trovare un modo per migliorare le cose»...

















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