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03.07.2008

Marracash:
«Welcome to my jungle»

Milano è una foresta e lui ne è il principe. Con tanto di corteo di elefanti e guerrieri. Ecco il rapper destinato al tormentone con la sua Badabum Cha Cha

di Michele Wad Caporosso

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TAGS: Marracash, rap
"Marra" senza i soldi (cash) oppure "Marracash". Adesso che il disco è fuori, il contratto è importante e tu sei "Il principe della Barona", come è giusto chiamarti?
«Sono sempre Marra, non ho titoli nobiliari».

Com'è nato il nome Marracash?
«Spontaneamente. Come sai, nell'hip hop il nome te lo devono dare gli altri, e Marra deriva dal fatto che la mia faccia, soprattutto da piccolo, faceva pensare al Marocco. Tutt'ora i ragazzi marocchini mi fermano per strada e mi parlano in arabo».

Il tuo disco parla di Milano come città-giungla.
«Sì, una giungla urbana. Poi è venuto tutto da sé: l'elefante, la marcia e poi... ci tenevo a tutto i costi che il booklet fosse originale, come il disco: ho voluto giocare tra situazione classica e "cose un po' più figurative"».

Da Badabum Cha Cha: "I poveri ti parlano al singolare e i ricchi al plurale"
«Ho fatto un sacco di lavori nella mia vita (muratore, magazziniere, operatore di call center, elettricista). Mi faceva ridere il fatto che, ogni tanto, nei posti di lavoro, soprattutto in qelli più borghesi, nessuno aveva il coraggio di darti del tu, ma usava lo 'spostiamo questo divano' o 'facciamo questa cosa', quando poi comunque dovevo farlo io».

Da Badabum Cha Cha: "Emo. Omo. Mucho Macho."
«E' uno sfottò. Per far capire che non sono inquadrabile tra i cantanti emozionali a tutti i costi e nemmeno tra i macho muscolosi che non hanno paura di niente».

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