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Naomi Watts

Naomi Watts

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Kig Kong
The Ring
Mulholland Drive

08.07.2008

Naomi Watts:
«Mamma che paura»

Delle armi (e di chi le possiede). Ma anche di Funny Games, il suo ultimo film (così violento che oggi non lo interpreterebbe più). Da quando un anno fa è nato Sasha, infatti, le sue ansie sono diventate decisamente difficili da controllare. Allora, perché è lei l'attrice preferita dai registi di thriller e horror?
Di Silvia Nucini su Vanity Fair n. 28/2008

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...Funny Games parla della violenza e della paura. Quali sono le sue, di paure? «Penso di avere quelle che hanno tutti: di ciò che è ignoto, diverso, di essere abbandonata. E certo, anche la violenza mi terrorizza. Ho pensato molto prima di accettare questa parte: la visione del film originale mi ha disturbata tantissimo. È come se Haneke dicesse agli spettatori: "Volete la violenza? Prego, sarete accontentati". E poi chiedesse: "Soddisfatti? Come vi sentite adesso?". Io rispondo che mi sono sentita in colpa».


...Però lei ha interpretato anche film horror come The Ring: non si sente connivente dell'industria della paura?
«Sì, è vero. Ma il genere horror, a cui The Ring appartiene, è un'altra cosa. È pura fiction e tutti, gli attori e gli spettatori, lo sanno. Funny Games non è horror».


...Essere diventata madre ha aumentato le sue ansie?
«Assolutamente. Mi dicevo che non sarei mai stata una madre nevrotica, ma non so se è davvero così. Non vorrei sembrare patetica, ma alla fine il fatto di essere cresciuta senza mio padre (Peter, morto quando lei aveva sette anni, ndr) un po' di ansie in più me le dà. Banalmente, ora sto più attenta a tutto, anche quando attraverso la strada».


...Si è mai trovata in una situazione difficile?
«Solo con i paparazzi, durante la gravidanza. Più la pancia cresceva e più aumentava il numero dei fotografi che avevo sotto casa, pronti a scattare foto per articoli del tipo: "Naomi Watts sta ingrassando troppo?". Finché ero solo io me la cavavo con qualche fuga, poi, quando Sascha è nato, non avendo nessuna voglia di studiare sotterfugi, ho deciso di chiudermi in casa col bambino per un po', anche se a volte avrei fatto volentieri una passeggiata».

...In America molti pensano che possedere una pistola sia il modo migliore per difendersi.
«Io odio le armi e penso che ciò che succede in America - la facilità con cui si acquistano e con cui, poi, si usano - sia un grande problema. Se sapessi che sto entrando in casa di qualcuno che possiede una pistola, non ci entrerei. Se sapessi che una persona che conosco ha un'arma, questo cambierebbe totalmente il mio rapporto con lei. Non comprerò mai a Sascha nemmeno una pistola giocattolo». Mentre lo dice, Sascha ci passa di fianco, in braccio alla baby-sitter. Naomi smette di parlare, pensare e forse anche respirare, ed è chiaro che quel bambino non avrà bisogno di brandire pistole per ottenere quello che vuole: con certe donne, quasi tutte, una carota di peluche basta e avanza.   

Leggi l'intervista completa su Vanity Fair n. 28/2008

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