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22.11.2004

JoAnn Jansen: «Io, Dirty Dancing e i ritmi afro-cubani»

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TAGS: afro
Qual è la magia delle danze latine e afro-cubane? 
«Sono balli che ti danno una sensazione di vera libertà. Stilisticamente hanno qualcosa di primordiale, grezzo, sexy. E poi si ballano sul tappeto sonoro di percussioni che ti da l'impressione di poterti esprimere per quello che sei, con un che di giocoso ed erotico, al tempo stesso... senza fare vero eros. Infatti, in America Latina e a Cuba, capita di vedere ballere in questo modo gli uomini con gli uomini e le donne con le donne: è uno stile libero, di mente aperta».

Quanto c'è di autobiografico in Dirty dancing - Havana Nights. Hai davvero scoperto questi ritmi attraverso l'amore?
«Il film è tutto autobiografico, ad eccezione della gara di danza, dei nomi di persona (quelli li ho cambiati!) e del fatto che... io ero italiana e non ero bionda! Mio padre si era spostato a Cuba per lavoro. Io mi sentivo un pesce fuor d'acqua tra i ragazzini del locale country club: uscire con i cubani era molto più interessante. Mi sono innamorata di un cubano e tramite lui della danza afro-cubana. Questo è rigorosamente vero».

Come hai scoperto l'amore per la danza e la coreografia?
«Oddio, sono uscita dal ventre di mia madre che già ballavo. I miei genitori erano ballerini professionisti. Ho danzato con mio padre fin da quando avevo tre anni. E a cinque anni ero alla Metropolitan Opera: mi hanno accettata anche se non avevo l'età prevista perché pensavano avessi un talento naturale. A sei anni creavo le mie prime coreografie... per gli sopiti di mamma e papà. A otto ero sul palco: mia madre si era infortunata, così la sostituii durante la "tournée" di mio padre (nome d'arte Smokey) nei locali di Little Italy».

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