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Neil Tennant dei Pet Shop Boys. Foto Getty Images

Neil Tennant dei Pet Shop Boys. Foto Getty Images


25.05.2009

Neil Tennant, Pet Shop Boys:
«Facebook? A cosa serve?»

A 25 anni di carriera il frontman dei Pet Shop Boys è ancora proiettato verso il futuro. Ma, quanto a web,
è decisamente «old-style»...

Di F.A. Giorgetti

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Quest'anno i Pet Shop Boys hanno ricevuto un premio come Outstanding Music Contribution ai Brit Awards. Come vi sentite a 25 anni di carriera?
«Amiamo il nostro lavoro, amiamo scrivere canzoni e incidere album. Siamo motivati a farlo anche per il prossimi 25 anni!»

Chi sono i vostri eredi? Che musica vi piace oggi?
«Mi piacciono i Royksopp, i Mgmt e Amy Winehouse. Ma nessuno di loro è "i nuovi Pet Shop Boys". Noi siamo i nuovi Pet Shop Boys».

25 anni fa, Facebook e Twitter non c'erano. Meglio oggi o allora?
«Io non ho un profilo su Facebook: ho veri amici, non ho bisogno di fare finta di conoscere centinaia di persone. Non ne capisco l'utilità. Credo che i Pet Shop Boys abbiano un account, però. Twitter è ok, anche se non lo amo: piace alla nostra audience».

Sono passati 25 anni dalla vostra canzone Paninaro. Cosa è cambiato da allora?
«Milano non è cambiata molto, se non negli alberghi e i ristoranti, che sono di maggior qualità. I ragazzi italiani continuano a essere i più stilosi».

Il vostro ultimo album, Yes, ha un titolo decisamente positivo.
«Volevamo fare un album di canzoni pop gioiose e "antidepressive", in qualche modo Warholiane». 

Con un visual colorato in linea.
«Abbiamo chiesto a un designer inglese di creare un'immagine colorata e lui ha sposato quadrati di plexiglas su colori brillanti e ha scelto il segno "tick" (simbolo affermativo), che significa "Sì"».

I brani Love etc e Beautiful People parlano di celeb e lusso...
«Beautiful People parla di fuggire dalla realtà quotidiana vivendo come una celeb; Love etc. del desiderio di possedere oggetti prestigiosi. La chiave di lettura è che il consumismo e lo shopping sfrenato, non portano a nulla».

Pandemonium racconta della storia tra Kate Moss e Pete Doherty?
«Sì, anche se l'avevamo scritta in origine per Kylie Minogue. All'epoca la storia tempestosa tra loro ci ha stimolato a scrivere un pezzo immaginando di essere una donna. Un artificio che mi piacee ho già usato».

Secondo Worlde le parole più usare nel vostro album sono Vulnerable, Need, Get, Beautiful. A cosa le associa?
«Vulnerable: alle celeb, particolarmente vulnerabili sotto la maschera del controllo. Need: all'amore. Get: alla cultura. Beautiful: alla gente».

Quali sono i vostri progetti?
«Stiamo scrivendo un balletto ispirato a una delle fiabe meno note di Hans Christian Andersen, per il teatro Sadler's Wells di Londra. È un progetto molto importante, che dovrebbe debuttare nel 2011».

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