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Michael Jackson. In alto, in un concerto a New York nel 2001. In basso, on stage agli Mtv Video Music Awards nel 1995. Getty Images

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30.06.2009

«Non ti dimenticherò mai. Forever, Darling»»

Il ricordo commosso di Rushka Bergman, la stylist personale di Michael Jackson

di Silvia Nucini su Vanity Fair 27/09

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Rushka Bergman è la persona che più di ogni altra - «eccetto i suoi figli, che per lui venivano prima di tutto», precisa con la voce rotta - è stata vicina a Michael Jackson in questi ultimi due anni. Si erano incontrati sul set di un servizio fotografico per L'Uomo Vogue...
Rushka, la fashion editor, aveva preparato per lui mille... abiti diversi... Un mese dopo, quando il servizio era stato pubblicato, il cellulare di Rushka suonò: era Jackson. «Mi disse: "... vorrei diventassi la mia stylist personale...". E io sono quasi svenuta».
Da qui inizia una collaborazione strettissima, un'amicizia vera, la condivisione di passioni artistiche. La pittura: «Aveva una cultura pittorica enorme, amava il barocco...». Gli abiti: «Si discuteva di stile, accettava sempre le mie proposte senza imporsi...». E la musica, naturalmente. «Lo scorso Natale squilla il telefono di casa... Sento una voce che mi canta l'opera, chiedo: "Ma chi parla?". Michael mi risponde: "Chi potrebbe essere?"».
...

Quale pensa sia la cosa che ha reso il vostro incontro così speciale?
 
«Credo dipendesse dal fatto che tra di noi non ci sono mai stati di mezzo i soldi. Io lavoravo per lui, ma non c'era contratto, non c'era cachet...»
...

Che padre era?
«... Io l'ho visto con i suoi bambini: era un padre meraviglioso e presente, che cercava di far vivere ai suoi figli una vita il più normale possibile. Anche se era difficile: fuori da casa sua c'erano sempre, sempre i paparazzi...»

Che cosa pensa di tutte le accuse che gli sono state mosse?
«... Dicevano che era pazzo, pedofilo, gay. Tutto falso. Era un'anima totalmente pura...».

Che cos'era lei, per lui?
«Mi diceva che ero la sua musa, che lo ispiravo...»

Perché interveniva così pesantemente sul suo corpo?
«Erano esperimenti artistici, solo ed esclusivamente questo».

Era una persona sola?
«No, perché aveva i suoi figli e la sua musica. ...».

Come lo ricorderà?
«... la sua musica è rimasta a parlarci di lui. E lo farà per sempre».

Rushka piange... «Posso chiederle un favore? Vorrei che l'articolo che lei scriverà si intitolasse Forever, Darling. Perché questa era la cosa che lui diceva sempre a me. Diceva: ... non dimenticarmi, io non ti dimenticherò mai, per sempre, tesoro. Forever, Darling».

IL SERVIZIO CONTINUA SU VANITY FAIR 27/09

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