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Hill Harper in uno scatto GettyImages

IDENTIKIT

Nato nell'Iowa il 17 maggio 1966, Hill Harper ha studiato legge ad Harvard accanto all'attuale Presidente degli Stati Uniti per poi scegliere la carriera di attore. Nel 2004 conquista la fama recitando nello spin-off ambientato a New York del criminal CSI. Autore di un libro dedicato agli adolescenti difficili (Letters to a Young Brother), nel 2008 ha partecipato al video di WillIAm Yes We Can, a supporto della candidatura di Barack Obama, ed è membro della Obama for America National Finance Committee


06.07.2009

Hill Harper: «Yes, you can!
Devi solo crederci»

A colloquio con l'affascinante dottor Hawkes di CSI New York. Esperto genetista sul set, attore impegnato nel sociale accanto a un vecchio compagno di Università, tal Barack Obama, nella vita reale   di Lorenzo Citro

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Ti sei laureato in legge ad Harvard, come mai hai poi deciso di fare l'attore?
«L'istruzione è importante, molta gente pensa che non sia così, ma per me rappresenta le fondamenta di una persona.
Però, una cosa non escludeva (e non esclude) l'altra: anche se studi, puoi impegnarti in altre attività che ti piacciono e ti fanno stare bene. Io amo recitare perché mi mette in contatto con gli altri, mi permette di raccontarmi e... recitando puoi veicolare dei messaggi».

Legge, diritti umani: cosa significano per te queste parole?
«Sono fondamentali, sono correlati. In tutti gli Stati ci sono problemi relativi ai diritti umani e sono necessarie delle leggi che facciano in modo che essi siano garantiti. La democrazia deve garantirli. Tutte le persone hanno il diritto di vivere la vita in modo rispettabile, ovunque si trovino».

Cosa possiamo fare tutti nel nostro piccolo per difendere questo tipo di valori ogni giorno?
«Penso che tutto parta da noi stessi, dal rispetto che abbiamo per gli altri. Se noi non rispettiamo chi ci sta vicino non riusciremo a rispettare neanche coloro che sono più lontani.  Dobbiamo tenere in mente che nel mondo c'è tanta gente che vuole vivere in maniera dignitosa».

Sei molto attivo anche nei confronti dei giovani, per i quali hai scritto un libro, Letters to a Young Brother...
«Sì, insegna a motivare i ragazzi: bisogna avere coraggio nel perseguire le proprie ambizioni e i propri sogni».

In particolare tu hai a cuore i ragazzi di strada: cosa salva un teenager dall'entrare in una gang, dalla criminalità? 
«Gli si deve insegnare a superare i limiti, a credere nei propri sogni: non bisogna fermarsi per forza quando qualcuno ti dice: "No, non è possibile". Bisogna perseverare per superare gli ostacoli, le crisi... e bisogna saperli prendere come opportunità».

A proposito di crisi...  come vedi il tuo paese, gli USA, nel 2009, anno di recessione?
«Credo che le parole debbano essere usate bene: a parer mio, il termine crisi può essere forviante. Penso che stiamo vivendo in un momento di grande opportunità. Questo momento non va visto come negativo, potrebbe essere anche positivo. Il cambiamento non è qualcosa di pessimo come può sembrare. Il cambiamento può aiutarci a crescere. Molte persone perderanno il lavoro e dovranno cambiare vita, ma non è detto che le cose peggiorino, possono anche migliorare».

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