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14.07.2009

Federica Pellegrini:
«Io nuoto sola»

Vigilia dei mondiali di Roma. La primatista mondiale dei 200 e 400 stile libero racconta incubi, timori, amori e rancori.
E già vede la festa che farebbero se dovesse perdere. Chi, gli avversari? Risposta errata
di Gabriele Romagnoli Su Vanity Fair 29/09

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E prima delle gare c'è questo incubo: «Io sono ai blocchi di partenza, ma non faccio in tempo a togliermi l'accappatoio, quello blu, proprio il mio. Allora mi butto in acqua così, nuoto avendolo addosso, la cintura annodata. A ogni bracciata s'infradicia, diventa più pesante, ma io vado avanti [...]».
[...] Questa ragazza di vent'anni è in gara con se stessa prima che con le altre e con il resto, se non del mondo, del suo ambiente [...]

Come andò la prima volta in vasca?
«Sai che non me la ricordo neppure?».

Quindi non hai vinto...
«Sicuramente no. Non ero forte, lo sono diventata» [...] 

Hai fatto il calcolo di quanta parte della tua vita è trascorsa in una vasca?
«No. Adesso sono quattro ore al giorno, due alla mattina e due al pomeriggio [...] mentre nuoto a volte canto, faccio programmi...».

E a volte, come a novembre agli Assoluti invernali di Genova, ti spaventi e ti manca il respiro. Che cosa è successo?
«Niente, un problema fisiologico. O forse psicologico. O tutt'e due. Non riuscivo a prendere aria, la gola si chiudeva e ho dovuto fermarmi [...]».

[...] Come hai ritrovato il respiro?
«Con l'aiuto psicologico. Sono stata seguita, ho imparato un metodo per affrontare la situazione, mi ripeto una frase chiave».

Quale?
«Non è reale, non è reale... [...] Non sta succedendo veramente se io non lo consento. Non è reale».

[...] Ti preoccupi dell'immagine che dai?
«Sì. Un sacco di gente mi guarda...».

Quando sali sul podio non puoi più nasconderti?
«Esatto. E io non sono proprio fatta per stare al centro dell'attenzione. Non sono a mio agio. Sono sensibile...».

Fragile?
«Anche, l'ho dimostrato. Ma la gente forse mi ha apprezzato di più, dopo. Non credo amino le macchine, quelli che non sbagliano mai».

[...] Sei a tuo agio davanti allo specchio?
«Sono vanitosa, mi guardo un sacco...».

[...] Una donna sensibile, fragile, vanitosa. Che altro?
«Gelosa. Possessiva. Quel che è mio non lo deve toccare nessuno».

Che cosa è tuo?
«La mia famiglia. Il mio allenatore. Il mio fidanzato».

[...] Ti è simpatico Paolo Barelli, il presidente della tua federazione?
«Oddio. Vuoi scrivere la risposta nell'intervista?».

È così che funziona.
«Allora è meglio che risponda dopo i Mondiali, fino ad allora preferisco tacere. Ne avrei delle cose da dire, ma non adesso».

È come una risposta. Che cosa è successo?
«Diciamo che dopo Pechino, dopo aver vinto una medaglia d'oro, pensavo che sarei stata almeno rispettata. Trattata con un minimo di riguardo. Invece non è stato così».

Qual è il problema?
«Forse proprio che ho vinto. E che sono del circolo Aniene, quello di Giovanni Malagò».

Se vinci a Roma sarà ancora peggio?
«Penso di sì, ma comunque me ne andrò sei mesi in America e sarò serena. Se vinco faranno tutti finta di essere felici, ma staranno recitando».

Toccando ferro: e se ti dovesse andare male?
«Già vedo la scena: riceverò una pacca sulle spalle, consolazione davanti al pubblico, poi andranno di là a festeggiare».

Se ti va bene bene, due ori, a chi lo dedichi?
«A me stessa».

Se ti va bene?
«Alla mia famiglia, a Luca - Luca Marin, il mio fidanzato -, a Malagò e all'allenatore».

Se va male, di chi sarà la colpa?
«Mia»[...].

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