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Samuele Bersani, 39 anni. Foto Courtesy Sony Music

Samuele Bersani, 39 anni. Il 2 ottobre è uscito il suo album Manifesto abusivo. Foto Courtesy Sony Music

TOUR

Agli inizi del 2010. «Voglio immaginare il mio repertorio suonato da altri musicisti e con una costruzione dello spettacolo degna di 18 anni di lavoro».

VIDEO
«Il prossimo lo giro io. Sento che il prossimo singolo sarà Pesce d'aprile. Da adolescente volevo fare il regista dei film horror. Ora farò dei video dell'orrore».


05.10.2009

Samuele Bersani:
«Sono un cantautore abusivo»

Bersani ritorna con un album atipico e ironico. E si racconta senza pudori. A partire dal rapporto con Facebook
SAMUELE BERSANI IN VIDEO
IPSE DIXIT: «LAVORERÒ CON SANGIORGI»

di Francesca Anna Giorgetti

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A tre anni dall'ultimo album, Samuele Bersani ritorna con Manifesto abusivo. Un lavoro sulla vita (e le emozioni) ironico, leggero ma non superficiale e con melodie curate e godibilissime. Un album che fotografa la realtà senza pretendere di cambiarla. Abbiamo incontrato Bersani in occasione della conferenza stampa milanese.


Perché questo titolo, Manifesto abusivo?
«Perché è un disco che non è uscito coi canoni della produzione tradizionale. Figurati che mi è capitato di andare in giro a Bologna con Rudy Zerbi, presidente Sony (che partecipa ad Amici) e hanno chiesto l'autografo a lui. Basterebbe questo per spiegare il titolo».


È vero che hai speso tre quarti del tuo budget per Manifesto abusivo?
«Non volevo avere rimpianti, volevo fare un disco come se fosse prodotto per il vinile o nato per essere venduto in autogrill. Non voglio che sia un cd di nicchia».

Quali sono state le ispirazioni per questo album?
«Non rifare me stesso. I miei artisti di riferimento sono Elvis Costello e Franco Battiato, che hanno dimostrato negli anni di saper fare altre cose. Per il mio album avrei avuto voglia che ogni canzone fosse una stagione, con il suo colore, la sua dimensione musicale e il suo racconto. Poi ci sono delle caratteristiche comuni, come la mia z romagnola, o il fatto che mi stia sul c... Brunetta».

Il brano Lato proibito parla degli anni '80. Nostalgia canaglia?
«No. Perché il passato abbia un valore deve essere agganciato a un presente.  Facebook, ad esempio. C'è chi reagisce al fatto che io lo usi così: come mai racconti i cazzi tuoi? Oppure chi dice: ma sei davvero tu? Io ho scelto la strada di una comunicazione da abusivo ma diretta: mi mancano i fratelli che non ho avuto. Magari non li troverò su Facebook ma troverò persone che capiscono che io sono pane, pelle e ossa».

L'intervista continua qui

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