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WINSPEARE AL ROMA FILM FEST

L'anno passato il regista ha partecipato in concorso al Festival internazionale del cinema di Roma con Galantuomini (Marc'Aurelio d'argento per la migliore attrice a Donatella Finocchiaro).
Il lavoro di quest'anno, presentato fuori concorso nella sezione Alice nella città, si chiama Sotto il Celio Azzurro


28.10.2009

Edoardo Winspeare:
«Io, futuro papà, all'asilo»

E' un documentario dedicato a una scuola materna il nuovo lavoro
del regista pugliese, oggi più attento che mai ai temi dell'infanzia perché in attesa di diventare padre    di Valeria Blanco

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Con Sotto il Celio Azzurro, il regista salentino Edoardo Winspeare, dopo tre film, torna al suo primo amore, cioè al documentario. Il Celio Azzurro è una scuola materna nel cuore di Roma: 45 piccoli studenti di 32 nazionalità diverse. E' il primo centro multiculturale in Italia per l'accoglienza dei bambini stranieri in età prescolare, gestito da un gruppo eterogeneo di maestri che insegnano ai bimbi il valore della convivenza gioiosa e pacifica e l'importanza della fantasia. Anche il lavoro di Winspeare abbraccia questa filosofia, con l'invito rivolto agli adulti affinché ritrovino se stessi bambini per vivere meglio. Un approccio gioioso che s'accorda bene con le gioie personali del regista, che non si trattiene: «Questo docufilm - esordisce Winspeare - mi è molto caro perché mi ha aiutato a capire come ci si comporta con i bambini. Un'esperienza che mi tornerà utile tra qualche mese, perché sto per diventare papà».

Come mai, dopo tre film, è tornato a lavorare su un documentario?
«Ho iniziato col documentario e ne sono un vero appassionato. Questo, però, è un docufilm perché non contiene interviste ma ha personaggi sviluppati dall'inizio alla fine e risulta emozionante. L'idea me l'ha data il mio amico - e storico direttore della fotografia dei miei film -, Paolo Carnera, che conosceva la scuola perché ci ha mandato i suoi figli».

Che ha di speciale l'asilo Celio Azzurro?
«E' un posto esemplare: la prova lampante che anche in Italia le cose si possono fare bene, unendo serietà e leggerezza. Uno squarcio di luce nella tempesta italiana degli ultimi tempi. Dopo due settimane di permanenza tra docenti e bambini ne ero già innamorato».

Cosa l'ha colpita, in particolare?
«Il fatto che lì si respira serenità, allegria e allo stesso tempo serietà. Dieci insegnanti fantastici insegnano ai bambini a non essere robot ma esseri umani, a non avere paura della creatività e della fantasia. Insegnano loro a diventare persone gentili e questo è importante perché se si apprendono queste cose nei primi anni di vita, dopo la vita stessa sarà più facile».

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