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30.10.2009

Christina Applegate: «Contro il cancro, nessuno si basta»

Quando un tumore ti prende alle spalle, serve l'aiuto della famiglia, ma anche e soprattutto quello che viene dal confronto con chi è malato come te. A tu per tu con una diva di Hollywood che oggi tra le portabandiere famose della lotta contro il tumore al seno

di Ilaria Linetti

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Si sta chiudendo il mese della prevenzione del cancro al seno, e Hollywood ha le sue icone anche in questo campo, donne che si sono ammalate, hanno combattuto e sono guarite, e dopo la malattia hanno deciso di aiutare non solo nella ricerca ma anche nella diffusione dell'informazione tra tutte le donne, per creare più consapevolezza e aiutare nella prevenzione.
Christina Applegate è una di loro: a 36 anni, a marzo del 2008, all'attrice della serie comica Samantha chi? è stato diagnosticato un tumore nello stadio iniziale, e si è sottoposta a una doppia mastectomia vista la storia della sua famiglia. Sua madre, l'attrice Nancy Priddy, è infatti a sua volta una sopravvissuta della malattia. Christina Applegate ha anche scherzato sull'argomento: «Avrò un bel seno fino a ottant'anni» ha commentato.
Il suo ritorno, sulla passerella degli Emmy, un mese dopo l'operazione, è stato tra i momenti più seguiti di quella serata, e poco dopo ha ricominciato a lavorare sul set della sua serie televisiva.

Sei è un'ispirazione per molte donne. Come ti senti in questo ruolo?
«A volte devo ispirare anche me stessa, e può essere dura. Ho deciso di non soccombere alla malattia, e di aiutare gli altri. Serviva un volto più giovane: il 25 per cento delle donne sotto i 45 anni, negli Stati Uniti, si ammala di cancro al seno, ma tutte pensiamo sempre che ci possano cadere solo le nostri madri, o le nonne».

Tua madre, che ha combattuto contro la stessa malattia, ti ha aiutato in quel momento?
«Certo, è stata meravigliosa. Tra le persone che hai intorno, quelle che ti possono aiutare meglio sono quelle che ci sono passate. Anche se tutti mi sono stati vicini, in molti non riescono a capire cosa attraversi».

Hai imparato qualcosa di se stessa in quest'anno di lotta e convalescenza?
«Ho imparato che so prendermi cura di me stessa, che niente mi riesce ad abbattere».

Hai cercato una spiegazione per quello che le è successo?
«No, non credo che Dio mi voglia punire, o che ci sia una motivazione. Credo che siamo noi che cerchiamo una ragione per quello che accade».

In Samantha Chi? sei una manager di successo che si sveglia dal coma, dopo un incidente, e non ricorda nulla del suo passato di persona a tratti crudele...
«Ma si risveglia più dolce, quasi ingenua».

E tu preferisci la Samantha cattiva o quella buona?
«Mi sento più rilassata quando interpreto la Samantha cattiva, rispetto a quella buona che, in una continua ricerca di chi è e che cosa vuole, è quasi una bambina, e commette un sacco di errori».

Pensa sia possibile reinventarsi da capo come questo personaggio?
«Sì: ogni giorno è un nuovo giorno. La scienza dice che cambiamo pelle in continuazione, quindi siamo praricamente sempre nuovi. Abbiamo in ogni momento la possibilità di cambiare: il passato è finito, il futuro ancora non esiste, solo quello che abbiamo ora si può toccare. Io però non vorrei mai soffrire di amnesia, mi spaventa troppo, anche se Samantha ha la possibilità di fare una faccia dispiaciuta e dire "Io non c'ero, non è colpa mia"».

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