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23.08.2007

Perfezionisti più felici

Un pool di psicologi americani spezza una lancia a favore delle
manie di perfezione: "in molti casi rappresentano una virtù"

di Alice Politi

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Meticolosi e pignoli al limite dell'ossessione, ma non per questo destinati all'infelicità. A favore dei perfezionisti spezzano una lancia i ricercatori dell'American Psychological Association, sostenendo che porsi degli obiettivi molto elevati non rende necessariamente ansiosi, imbarazzati e depressi, come si è in genere portati a credere.

Recenti studi hanno infatti separato gli aspetti nocivi del perfezionismo da quelli "virtuosi" concludendo che pretendere il meglio da se stessi non è sempre un fatto negativo.

Le persone davvero a rischio sono quelle la cui autostima si centra esclusivamente sulla performance perfetta e che vogliono a tutti i costi nascondere i propri deficit. «Chi investe tutto nello sforzo di risultare sempre perfetto è un soggetto che soffre di un forte senso di inferiorità», spiega Gordon Flett, autore di uno studio compiuto alla York University di Toronto. «È questo timore di apparire "inferiore" che genera stress e depressione».

Il fatto di porsi delle mete elevate, inoltre, non è di per sé legato a sentimenti di ansia, «a meno che non si sia ipercritici nei confronti della propria performance, si tenda a nascondere eventuali pasticci o ci si senta meno capaci per il fatto di non essere stati impeccabili», aggiunge Patricia DiBartolo dello Smith College. «I problemi cominciano, infatti, solo quando si teme l'umiliazione di non essere all'altezza».

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