Eataly Roma, in viaggio
sulla gastronave
del gusto

di Simone Cosimi 

Venti scatti per raccontare l'ultima nata dell'universo dedicato al cibo italiano d'alta qualità: dai Ristorantini alle centinaia di eccellenze tricolori, un'immersione a bordo del più imponente tempio dell'alimentare nostrano

Simone Cosimi

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Conviene visitarlo più volte, l'ultimo nato di casa Eataly, quello romano all'ex Air Terminal della stazione Ostiense. Prendere fiato, entrare con rispetto - perché di quello che mangiamo, spesso, ne sappiamo meno dell'1%. Scegliere magari un pacco di pasta Gragnano e un pelato d'eccellenza, un acquisto semplicissimo, pagarli alle casse e cucinarsi lo spaghetto casa. Sentire che è diverso. Assaporare echi da tempo precipitati nell'oblio. E poi tornare, e scalare i quattro piani (che fanno 17mila metri quadri) dove scoprire un mondo che è il nostro, quello del "fatto in Italia" di altissima qualità , ma che abbiamo dimenticato per correre appresso alla mediocrità imperante del "made in everywhere".

Diciannovesimo nato del colosso distributivo mondiale spuntato nel 2004 dalla testa del baffuto e paffuto Oscar Farinetti Eataly, prima di essere un luogo di commercio (e ne fa una montagna, dando lavoro nel complesso a 2.300 persone dal Giappone a Torino, presto a Chicago e in Sudamerica e 500 solo nella Capitale) è il tempio di una filosofia. La concretizzazione di quel pretenzioso ma trascinante manifesto teorico che tira le fila del gruppo e che tutti, qui, sembrano poter recitare a memoria. Quello delle persone innamorate dei cibi e delle bevande di qualità, che a prezzi abbordabili cercano di venderli confezionandoli con la consapevolezza, l'approfondimento, il rispetto delle radici e delle tradizioni. In una parola, per dirla col patron Farinetti (che ha delegato la gestione della sede romana a uno dei due figli), "imparare & godere".

Eventi, corsi didattici per bimbi e anziani, autentici happening con chef stellati da tutto il globo, chicche introvabili, prodotti freschi di ogni genere, 1.500 posti a sedere per coccolare pancia e palato con le raffinatezze semplici di una piadina o di un panino o le creazioni complesse del Ristorante Italia. Eataly è un'autentica e labirintica gastronave: un luogo immenso per decollare (e ritrovarsi) fra i piaceri del gusto. L'unico modo per raccontarvi questo strano individuo che ha invaso la fascinosa struttura di Julio Lafuente, fino a pochi mesi fa mesta carcassa dei mondiali di calcio del '90 buona per poveri cristi, era passarci delle ore. Mangiare (ovvio, e con piacere) conoscere, stringere mani, entrare nelle tante cucine e nei laboratori, studiare etichette. E poi alzare la testa, sparare un colpo d'occhio complessivo e riabbassarla. Per cercare di capire, senza riuscirci se non dopo qualche secondo, se siamo a New York, a Tokyo o nella vecchia Roma. Ecco i venti scatti della nostra sorprendente immersione eatalyana.

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