L'orto dell'albergo
è sempre più green

di Simone Cosimi 

Frutta, verdura e ortaggi curati come pargoli. Ma anche vini e olii pregiatissimi, agrumeti e perfino una risaia. Dieci luxury hotel (e i rispettivi ristoranti) dove il chilometro zero non è solo un lusso ma un autentico must gastronomico

Simone Cosimi

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Una volta c'erano l'asciugacapelli e la tv in camera. Spingendoci ancora più indietro, la "modesta" filodiffusione. La storia e la trasformazione dei servizi inclusi nel proprio soggiorno in un hotel di alto livello meriterebbe un approfondimento a parte. Senz'altro, sarebbe stato complesso - anche per chi magari lo fa ufficiosamente da anni - immaginare che l'orto sarebbe diventato un fortissimo motivo ed elemento di attrazione. Se non addirittura parte integrante dell'offerta turistica e gastronomica di una struttura high-profile, magari addirittura di un resort.

Non parliamo di agriturismo, ovviamente. Se non in un paio di casi. Troppo facile: nascevano negli anni Ottanta in Toscana forti proprio dell'elemento ortofrutticolo, mezza fattoria mezza locanda: "Si mangia quel che si coltiva da queste parti" e fine della cena. L'ultima tendenza green dei grandi e raffinati alberghi d'Italia - da Trento al Metaponto passando per Ischia e Perugia - è invece quella di ibridarsi coi punti forti degli agriturismi e aprire (spesso anche agli ospiti) propri orti, vigneti, appezzamenti e campi. Prima di tutto per produrre peperoni, zucchine, pomodori ed erbe aromatiche secondo il sacrosanto comandamento del chilometro zero, che si porta appresso il risparmio energetico e quindi economico. Poi per trasformare quell'orto in un nuovo spazio di fascinazione per i clienti, coinvolgendoli magari in qualche corso di orto-terapia, come avviene al Villa di Campo di Comano Terme (Trento).

Sapienti direttori d'orchestra dell'intera operazione "orti in hotel" sono gli chef dei rispettivi ristoranti, spesso stellati o comunque segnalati dalle guide più prestigiose, che attingono a piene mani e senza paure nei sapori di quanto la terra locale offre loro. Andando a fare la spesa a fianco alla cucina, mettendo a segno un doppio risultato: economico ma soprattutto culinario. Non temono infatti il cetriolo ammaccato, la melanzana smagrita o la sfida di un olio dal sapore particolare. Perché sono certi del potenziale racchiuso da un prodotto biologico di alta qualità. Che farà la differenza dei loro piatti. E delle nostre vacanze.

DA STYLE.IT

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