Il cervello umano?
Merito della cucina

di Simone Cosimi 

Uno studio brasiliano sui nostri antenati sottolinea il valore della cottura dei cibi sotto il profilo evolutivo: giocare col fuoco ci ha permesso di aggirare i limiti del crudismo e aumentare a dismisura il numero dei neuroni. Staccando gorilla & co

Simone Cosimi

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Photo Corbis

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È vero, proprio negli ultimi tempi sta tornando di moda il crudismo. Ma non bisognerebbe adagiarsi troppo nella scelta del raw food, in arrivo galoppante dagli Stati Uniti. Perché? Facile: sono proprio i fornelli che hanno permesso al cervello dell'essere umano di fare un corposo salto in avanti. Che ha succhiato più energia dal cibo grazie alla cottura e staccato così di molto - quanto al numero di neuroni e a massa cerebrale - i violenti competitor dell'epoca: scimpanzè, oranghi e gorilla. Insomma, per dirla con Suzana Herculano-Houzel, neuroscienziata dell'Università Federale di Rio de Janeiro che ha condotto un singolare studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, "possiamo permetterci più neuroni proprio grazie alla cucina".

Creatività, capacità di problem solving, energie raffinate e più calorie per le attività dei nostri antenati. Con buona pace dei detrattori del mondo cuciniero, affollato di trasmissioni, corsi, lezioni, cooking show, festival e saloni, la tendenza dell'essere umano a fuochi & fiamme pare dunque antropologicamente provata. Lo studio ruota proprio intorno ai benefici apportati dalla scelta evolutiva di accendere il fuoco e iniziare a cuocere i cibi cacciati. D'altronde, basta considerare che il cervello umano possiede 86 miliardi di neuroni, il triplo di qualsiasi primate. Più neuroni, però, significano fabbisogno energetico più elevato: quando siamo a riposo, quindi fuori da attività di particolare impegno, il cervello consuma il 20% dell'energia complessiva, contro il 9 dei primati. Insomma: zero paragoni, e grazie alla cucina, che ha messo più benzina proprio nella fase in cui era necessario fare il pieno. E, tanto per sgombrare il campo da chi dovesse credere che si sarebbe comunque arrivati dove siamo grazie a tuberi e radici, i ricercatori hanno calcolato il numero di ore giornaliere necessarie a primati e umani per assimilare abbastanza calorie dal cibo crudo: 8,8 ore per i gorilla, 7,8 ore per gli oranghi, 7,3 per le scimmie e 9,3 ore per la nostra specie, l'homo sapiens. La dieta da cibi non cotti, e questa è una riflessione che andrebbe tenuta a mente anche oggi, ha insomma un limite, almeno sotto il punto di vista energetico.

Quel che ha consentito all'uomo di aggirare questo importantissimo limite è stata appunto la cottura: "Il motivo per cui abbiamo più neuroni rispetto a qualsiasi altro animale è che la cucina ci ha permesso un cambiamento qualitativo, un aumento delle dimensioni del cervello. In cucina siamo riusciti ad aggirare la limitazione di quanta energia si può trarre in un giorno dal cibo" ha spiegato Herculano-Houzel. Che ha aggiunto: "Se l'homo erectus non avesse un giorno giocato col fuoco, il nostro cervello sarebbe ancora delle dimensioni di quello di una scimmia". Ricordatevelo sempre, quando non avete voglia di mettervi a cucinare. Lui non aveva neanche il gas.

DA STYLE.IT

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