Alessandro Borghese:
«Cucinare è donarsi»

di Laura  Forno 

Passioni, filosofia del gusto e qualche curiosità dal celebre chef
di Cortesie per gli ospiti. Guarda la videointervista

Laura  Forno

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I colori mediterranei del volto e i tratti vagamente esotici, eredità della madre Barbara Bouchet, Alessandro Borghese è un giovane chef di successo e di talento, famoso per i suoi programmi di cucina e per l'energia contagiosa. Conquista per la sua aria rassicurante e coinvolgente, con la quale comunica l'amore per la cucina e la moglie, non necessariamente in questo ordine.
L'abbiamo incontrato durante l'ultimo Salone del Mobile (in occasione dello show cooking tenuto nella cornice del City Pavillion Siemens, dove ha presentato un nuovo metodo di cottura ad induzione) e abbiamo scoperto un po' dei suoi segreti.

Un vero chef deve saper preparare anche i piatti semplici, qual è il suo segreto per cucinarli bene?
«Si tratta del "lusso della semplicità", che è anche il nome della società con cui lavoro: i piatti semplici sono i più difficili da preparare perché si basano su pochi ingredienti che devono sempre essere di eccellente qualità. Quando si hanno a disposizione poche cose buone, bisogna saperle mixare bene. Il segreto è semplice: bisogna avere molta pratica, cucinare divertendosi, leggere libri gastronomici, guardare programmi di cucina. E sperimentare tantissimo con gli amici».

Qual è il suo piatto preferito?
«Ho più di un piatto preferito: innanzitutto la frittata di spaghetti di ripasso, quella fatta con la pasta che avanza dal giorno prima, per intenderci, e che il giorno dopo si passa in padella con due uova sbattute e fa quella crosticina dorata. La adoro e la porto anche in viaggio! Sono anche un amante del pesce, e mi piacciono tutti i crudi di pesce e poi sono molto goloso: penso che su un'isola deserta avrei bisogno di tanto cioccolato

E il suo chef di riferimento?
«Ne ho tanti, perché ho davvero degli ottimi colleghi. Se devo proprio scegliere, direi Bobo e Chicco Cerea del ristorante da Vittorio a Brusaporto, che, oltre a essere ottimi professionisti, sono anche degli amici».

Un suo segreto in cucina che può svelarci?
«Passione, umiltà, tenacia, studio e ricerca. Cucinare è donarsi. Se cucino per mia moglie, per mia figlia, per degli amici o per me stesso, comunque è un volersi bene. Alla cucina dedico molto tempo perché è una cosa che amo fare e la faccio con amore».

Ha appena parlato della sua famiglia e di sua moglie: chi cucina a casa?
«Io, quando posso. E con grande piacere, perché mi piace viziare mia moglie. Anche lei, a sua volta, vuole viziarmi e, quando ha tempo, mi cucina delle belle cene, devo ammettere. Alla fine ci alterniamo e ci divertiamo molto».

So che avete una figlia: come pensate di educarla al gusto?
«La mia è ancora molto piccola, ha solo due mesi, ma penso che la educheremo gradatamente, in maniera del tutto creativa. Magari iniziando presto con la bottarga e altre prelibatezze…» (Ride.)

Come è nata la sua passione per la cucina, è stato in qualche modo influenzato da tua madre?
«Direi più da mio padre, che, da bravo napoletano verace, la domenica metteva il famoso ragù a "pappuliare" (bollire lentissimamente: il nome, onomatopeico, deriva dal rumore sordo delle bollicine nella cottura) sulla fiamma. Questo è un ricordo molto olfattivo ma anche di suoni e rumori della cucina domenicale, quando ero piccolo e mio padre ogni tanto si cimentava in cucina. E' da lì che per me è nata la passione per la cucina».

Lei è protagonista, insieme a Roberto Ruspoli e Chiara Tonelli di Cortesie per gli ospiti, il programma cult di Real Time, quale consiglio si sente di dare a una perfetta padrona di casa per evitare errori in cucina?
«Le consiglierei di evitare di esagerare, di non portarsi oltre alle proprie possibilità gastronomiche, in generale. Non sempre uno ha dei limiti, però, se ci sono dei cavalli di battaglia già vincenti in cucina, sarebbe bene proporre quelli, evitando sperimentazioni ed eventuali fallimenti proprio la sera in cui noi siamo ospiti a cena».

Quando esce a cena, è critico nei confronti dei colleghi?
«In genere cerco di fare una critica costruttiva e personale. Se vado a cena da colleghi, mi affido sempre a loro e non scelgo mai il menù, e, anche quando li ricevo io, lasciano a me la scelta delle pietanze. Se vado in un ristorante con mia moglie o con gli amici, ci divertiamo a dare qualche giudizio, con moderazione, però: la viviamo come una cosa piacevole e non un lavoro. Se non mangio bene: un bel sorriso, un grazie e poi magari non torno più».

Con che criterio sceglie i locali con cui andare a cena?
«In realtà mi affido un po' a tutto, mi piace essere connesso con il mondo e sono molto presente su Facebook, Twitter e Internet, dove ho un sito molto aggiornato. Tanti suggerimenti passano da lì, arrivano da amici che mi consigliano locali e a loro, a mia volta, consiglio posti interessanti. Spesso decido di provare un ristorante nuovo suggerito dai social network o di cui ho letto sul giornale una recensione, dipende dalla giornata».


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