Charlotte Laura Garlaschelli: «Ecco l'essenza del cibo»

di Simone Cosimi 

Le tendenze del food design e tutti i creativi da tenere d'occhio (da scoprire a Milano in una mostra dedicata) secondo la direttrice di Essen A Taste magazine

Simone Cosimi

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Charlotte Laura Garlaschelli
 (Foto di Delfino Sisto Legnani)

Charlotte Laura Garlaschelli
(Foto di Delfino Sisto Legnani)

Un altro modo di guardare al cibo. Nella sua funzione, ovviamente. Ma anche e sorprattutto nei suoi valori più ampi e altrettanto importanti: cosa rappresenta, come lo consumo, che effetto mi fa. E se è bello, o affascinante, o conturbante, anche meglio. Charlotte Laura Garlaschelli è un'esperta del variopinto food design nonché direttrice editoriale di un prodotto fra i più innovativi dell'editoria dedicata al settore e alle sue mille tentazioni: Essen A Taste Magazine. Una pubblicazione online di tipo sartoriale - che dal 23 febbraio al 25 marzo presenterà alla galleria Corridor and stairs di Milano la prima tappa della mostra An ode to paper - attenta a ogni dettaglio e piena di video e gallery coinvolgenti, dedicata al gusto, all'estetica e allo stile del cibo. Giocando col nome, verrebbe da dire all'essenza profonda del food. Che tenta di svelare a Style.it.

L'uomo è ciò che mangia. Ma anche, si direbbe assistendo all'esplosione del food design che Essen straordinariamente illustra, ciò che vede prima di mangiare. O no?
«Alimentarsi è un atto che coinvolge tutti i sensi, consistenza, odori, rumori e certamente la forma e i colori. Non si può dire che sia una specifica di Essen A Taste Magazine, ma del mangiare stesso. La frase di Feuerbach ci è molto cara e di ispirazione soprattutto perché in tedesco ist e isst sono pronunciate nello stesso modo quindi si potrebbe anche tradurre l'uomo è ciò che è o l'uomo mangia ciò che mangia o anche l'uomo mangia ciò che è».

Quali sono le tendenze più significative degli ultimi anni nel mondo del food design?
«Alcuni designer si concentrano più sull'eating design cioè sull'azione, sul come si mangia e come l'atto coinvolge le persone e il contesto, magari perché aderiscono all'idea che il cibo sia già di per sé disegnato e raggiunga già la sua funzione. Altri sono più coinvolti sullo studio della materia, le sue proprietà e reazioni tra gli elementi biochimici, studiandone l'effetto sull'apparato gustativo e operando un cambio di segno della forma rispetto alla funzione. Altri ancora studiano il cibo per un impiego diverso da quello alimentare. L'aspetto ludico e di sorpresa credo sia ciò che accomuna tutte queste tendenze».

Disegno industriale, fotografia, arte contemporanea: il cibo è uno dei nuovi fronti con i quali si misurano i creativi di oggi?
«Sì, il food è una materia come un'altra anzi è la materia per eccellenza ed è sempre in cambiamento. Chiunque abbia idee dovrebbe provare a sperimentarsi anche con il cibo: versatile e duttile ma molto difficile, se le idee non sono buone può uscirne una zuppa appena commestibile».

Non c'è il rischio che per stare troppo attenti alla forma si trascuri la sostanza?
«Difficile quando si tratta di cibo perché è essenziale. Il passo verso elementi del food non funzionali alla nutrizione sono passi della tecnica verso l'arte».

Qual è il target di Essen e, più in generale, qual è il lifestyle del pubblico attento a questo genere di ambito?
«I nostri lettori sono persone affascinate da un contenuto di approfondimento in equilibrio con una buona forma. Sono, siamo, persone attente alle novità e all'autenticità, per cui l'esperienza culinaria deriva da un sapere oltre a un saper fare. Abituati alle distanze microscopiche del web ed educati all'immagine. Forse sono lettori che hanno trovato un modo meno prevedibile di leggere il proprio lifestyle attraverso l'occhio della cucina».

Pensa che il ruolo sociale di questo tipo di cucina, raffinata e altamente estetica, sia differente da quello solitamente associato al cibo?
«Il tipo di cucina che rappresentiamo non è necessariamente raffinato, anzi cerchiamo proprio di essere discreti. Se intende il ruolo conviviale legato al cibo, penso sia lo stesso, anche se il cibo oggi è anche uno strumento per la creazione dell'identità personale, per veicolare messaggi e comunicare».

Fra gli illustratori, i fotografi, gli artisti, gli chef con cui ha lavorato, quali nomi indicherebbe per capire il food design contemporaneo?
«Olivia Decaris, giovane designer e artista parigina, lavora prendendo elementi di storia, studia i materiali, fa ricerca. Natascia Fenoglio, più vicina all'art performance che al food design, lavora con il cibo studiandone le possibilità chimiche e cambiando il segno alla materia, prerogativa di pochi. Le performance di Ayako Suwa che lavora sulle emozioni: è interessante nonostante sia di difficile piena comprensione in occidente; Yo, Christina e Sylvia Santosa di Fruute, James Casey art director di Swallow Magazine e le videographer Chayka Sofia. Naturalmente anche tutti gli illustratori e i fotografi che hanno lavorato con noi finora».

DA STYLE.IT

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