Adua Villa: «Le donne rendono il vino intrigante»

di Alice Politi 

In una guida pop, i consigli enogastronomici di un'affascinante sommelier. Per imparare a districarsi e (ri)conoscere etichette, vitigni, abbinamenti e non solo

Alice Politi

Alice Politi

EditorScopri di piùLeggi tutti


Adua Villa, autrice del libro Una sommelier per
amica (Sonzogno, 15 euro)

Adua Villa, autrice del libro Una sommelier per amica (Sonzogno, 15 euro)

Sommelier Master Class, consulente eno-gastronoma e docente nei corsi di formazione dell'Associazione Italiana, volto noto della Rai (per dieci anni a La prova del cuoco) e poi su Sky-Alice tv. Adua Villa, affascinante divulgatrice enologica, sa introdurre al mondo dei vini con grande eleganza e semplicità. E lo fa adesso anche attraverso una nuova guida ad hoc: Una sommelier per amica - Come scegliere i vini migliori (senza svenarti) per ogni occasione, «un libro pop, uno stargate per andare oltre».
Perché, come Adua stessa sottolinea, «il mondo del vino è pieno di fascino. Il vino parla di uno stile, di cultura, di tradizione. E parla di questo suo attaccamento continuo alla terra nella quale viene prodotto. Ciascun bicchiere di vino è un viaggio alla scoperta di una storia. Sta a noi l'interpretazione».

E così, sempre più donne si avvicinano al mondo e alla cultura del vino…
«Succede perché nel vino riconosciamo molto di noi stesse. Parlare di vino è parlare dei sensi, delle forme, delle emozioni, di cose e caratteristiche che appartengono alle donne molto più che agli uomini. In mano a noi, il vino riesce ad essere più intrigante. Gli uomini sono bravissimi, non v'è dubbio, ma rimangono molto tecnici».

Qual è allora il punto di forza femminile?
«L'atout delle donne sta nel punto di vista diverso della "lettura" del vino. I nasi più intriganti li ho trovati negli uomini, ma nella percezione delle note in bocca sono più brave le donne. Gli uomini sono più capaci a recepire i messaggi "diretti", le donne quelli "fra le trame" ».

Che cosa rappresenta il vino per Adua Villa?
«È un elemento determinante della mia vita: ne subisco il fascino perché quello che sto bevendo rappresenta la tradizione di secoli, oppure qualcosa di innovativo che parla comunque degli uomini che l'hanno fatto. Sono un'amante della terra, dei lavori manuali. Il percorso del vino è la cosa che più mi piace. E parlarne è la cosa che più mi piace. La sfortuna della comunicazione del vino è quella di restare fra i pochi intenditori».

Il suo vino preferito?
«In realtà, vivo innamoramenti periodici. Il primo bicchiere che ho bevuto, da adolescente, fu un Cabernet Sauvignon Cileno. Per lungo tempo è stato il mio vino di riferimento. Sono tornata a riassaggiarlo e il gusto (o più probabilmente la mia percezione del gusto) era cambiato! A ogni modo, adoro i vini che riescono a emozionarmi in maniera specifica. Non sono mai stata particolarmente legata a quelli molto opulenti o barricati. In questo momento, uno che mi ha veramente colpito è un Soave Classico Vintage di Bertani (più conosciuto per l'Amarone); mi è rimasto perché ha delle note croccanti, fresche: è veramente un vino giovane dal cuore antico. Questo perché nel vino bisogna lavorare con la tradizione, ma nel rispetto di quella che poi è un'evoluzione del gusto. I vini devono essere immediati: buoni e facili da gustare».

C'è un vino che vale la pena provare almeno una volta nella vita?
«Ve ne sono diversi. Direi assolutamente da provare le bollicine. È importante capire qual è la differenza fra un metodo charmat e classico (franciacorta). Si tratta di due sensazioni completamente diverse. Assaggiarli, quindi, per imparare ad apprezzarli entrambi. Seguono i vini rosati, da assaggiare fondamentalmente perché ne parliamo ma non sappiamo di cosa stiamo parlando (un esempio, il Cerasuolo Abruzzese Rosa-ae Torre dei Beati). Infine, come rosso, essendo una fanatica del Piemonte suggerisco il Nebbiolo, da gustare in tutte le sue espressioni».