Roberto Valbuzzi:
«Il cibo è famiglia»

di Alice Politi 

Ventitré anni e un curriculum di tutto rispetto. Il talentuoso chef, volto noto della tv più amata dai gourmet, protagonista anche della Milano Food Week. Con un progetto che esplora un nuovo, intrigante connubio: quello fra moda e cucina

Alice Politi

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Lo chef Roberto Valbuzzi tra i protagonisti della Milano Food Week

Lo chef Roberto Valbuzzi tra i protagonisti della Milano Food Week

Meticoloso, creativo, saggio. Roberto Valbuzzi è uno degli chef più giovani e talentuosi del panorama culinario italiano. Già contributor di Gambero Rosso Channel, la tv di Sky interamente dedicata al mondo del cibo, di Vero, Canale 55 del digitale terrestre diretto da Maurizio Costanzo, e di La5 (dove è protagonista, insieme a Emanuela Folliero, di Hollyfood, un programma che mette insieme cinema e cucina) ultimamente è stato anche inserito nella classifica dei 36 migliori volti dell'enogastronomia del 2012, mentre al MART di Trento, in occasione del progetto arte e cibo, si è cimentato in showcooking alternandosi a grandi nomi della cucina, da Gualtiero Marchesi a Bruno Barbieri, a Claudio Sadler.

Bel colpo, se si pensa che lo chef dal suddetto curriculum ha appena 23 anni! Dalla sua, però, ha il fatto di essere un figlio d'arte. Cresciuto nelle cucine del ristorante dei genitori (Crotto Valtellina di Malnate, vicino Varese) e nell'agriturismo gestito dai nonni, a Mornago, dove Roberto ha imparato ad appezzare i sapori dei piatti tipici del Nord, sviluppando una grande passione per i prodotti della sua terra.

Anche alla Milano Food Week c'è modo di apprezzare l'estro del giovane chef. Protagonista, in questo caso, di un nuovo connubio in ampia fase di esplorazione: quello tra cucina e moda, espresso attraverso il progetto Fashion Kitchen.

Cos' è il cibo per Roberto Valbuzzi?
«Per me il cibo è famiglia. I miei genitori gestiscono un ristorante da tanti anni (prima c'erano i miei nonni), sono cresciuto lì. Andare al ristorante, per me, significava "andare a casa"; entrare nella cucina voleva dire stare con mamma e papà. E quando non ero con loro, ero con i nonni, nell'agriturismo che gestiscono e da cui provengono gran parte dei prodotti che ancora adesso si cucinano al ristorante. Il mio rapporto con la cucina e con i prodotti della terra è nato in quel luogo. Da quando, ancora piccolo, andavo nell'orto a raccogliere i pomodori con cui poi mi preparavo la merenda. Dal primo zabaglione che ho imparato a fare con l'aiuto della nonna».

Quale ingrediente non dovrebbe mai mancare in cucina?
«Spezie ed erbe aromatiche. Perché l'idea è proprio quella di sentire anche nel piatto i profumi della terra. Ogni volta che vado in agriturismo dai nonni c'è, fortissimo, l'odore della campagna che colpisce l'olfatto, soprattutto durante il periodo della fioritura. Ecco, direi che è quell'odore non può mancare nella mia cucina».

Il piatto che è il più bel ricordo d'infanzia?
«L'insalata russa della nonna, fatta con i prodotti freschi del suo orto. E poi i pizzoccheri, la pasta della mia vita. La ricetta che proponiamo nel ristorante di famiglia l'abbiamo ereditata da una nostra trisavola».

L'errore che non si dovrebbe mai commettere ai fornelli?
«Essere presuntuosi. È un difetto molto diffuso, purtroppo. Non esiste lo chef migliore del mondo, esistono tanti chef migliori del mondo. Credo che l'umiltà sia il punto di partenza di una buona cucina».

Per chi ti piacerebbe cucinare?
«Per Gordon Ramsay, uno chef con un occhio molto critico. Mi piacerebbe avere consigli su come essere un buon ristoratore. Apprezzo il fatto che abbia piglio, sarebbe sincero nel dire quali cose non vanno. E in che modo è possibile migliorare».

DA STYLE.IT

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