Catena e la cucina
di casa Fiorello

di Francesca Martinengo 

Una cucina semplice ma piena di sapore, fatta di affetti, ricordi, calore familiare: è quella raccontata da Catena Fiorello nel suo ultimo libro, Dacci oggi il nostro pane quotidiano, ed. Rizzoli. Un caso editoriale con 40.000 copie vendute

Francesca Martinengo

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Catena Fiorello e la copertina del libro pubblicato da
Rizzoli

Catena Fiorello e la copertina del libro pubblicato da Rizzoli

Tra le pagine emerge il ritratto della famiglia Fiorello: della mamma e del papà con i quattro figli Catena, Giuseppe, Rosario, Anna. «Per noi il luogo dove ogni cosa succedeva - racconta Catena - era la cucina, il posto della casa dove tutti ci ritrovavamo: mentre mia madre preparava da mangiare, io e i miei fratelli facevamo i compiti. Poi, quando la sera mio padre, appuntato della Guardia di Finanza, tornava dalla caserma, noi lo aspettavamo qui, e dopo cena ascoltavamo le storie fantastiche che ci raccontava. Ma soprattutto, è nella cucina di casa che si è formata la personalità di noi piccoli, grazie agli insegnamenti semplici dei nostri genitori che proprio a tavola ci hanno trasmesso i valori dell'onestà, della generosità e della concretezza, ovvero del "fare" senza tanti giri di parole».

Com'era la cucina di casa? Quali piatti si preparavano?
«Soldini ce n'erano pochi, però mia madre creava sempre delle pietanze meravigliose con nulla. Io adoravo la pasta con le patate, fatta solo con due patate, mezza latta di pomodori pelati, un po' di cipolla soffritta e un po' di prezzemolo: una meraviglia nella sua semplicità. È il mio piatto preferito ancora oggi».

C'erano anche dei rituali nella preparazione del cibo?
«Sì, specialmente dal 20 del mese in poi, quando i soldi dello stipendio stavano finendo. Allora mio padre faceva vere e proprie gare culinarie con mia madre: ad esempio, per coprire i sapori anonimi di certi cibi come i fegatini di pollo, preparava le "cipollate": cipolla fatta appassire con olio extra vergine, aceto rosso e vino. Otteneva così una specie di salsa caramellata a cui aggiungeva anche pezzettini di pane raffermo fatto saltare in padella: un sapore unico.
Poi mi ricordo il rito del caffè delle due del pomeriggio e quello delle quattro, quando la mia maestra veniva a sferruzzare con mia madre».

Il piatto preferito da Rosario? E da Beppe?
«Tutti e quattro noi fratelli adoravamo la pasta al forno, un piatto che significava "festa". Mia madre la portava in tavola anche per un buon voto a scuola e per noi, che non ce l'aspettavamo, era pura gioia».

Ovviamente ami la cucina siciliana, vero?
«In realtà io amo la cucina di casa, che sia piemontese, sarda, toscana, calabrese, pugliese o appunto siciliana: la cucina di famiglia, quella popolare, fatta di cibi semplici. Molte verdure, poca carne e soprattutto molta fantasia, grazie alla quale nascono dei grandi piatti».

Tu cucini?
«Io amo molto cucinare e quando sono a casa dedico molto tempo alla cucina. Anzi, se devo invitare qualcuno lo faccio a casa mia e preparo io, ci tengo davvero molto».

Come hai imparato?
«Semplicemente osservando i gesti di mia madre. Lei non mi diceva nulla mentre preparava, e per me imparare ha significato guardare ogni giorno tutti i suoi movimenti, memorizzando persino il "ritmo" nel tagliare e nell'affettare».

Ci lasci una ricetta di casa Fiorello?
«Molto semplice: prendete una melanzana, tagliatela in due, fatela bollire con la buccia in poca acqua. Quando è cotta ma non sfaldata scolatela nello scolapasta e fatela raffreddare a temperatura ambiente. Fate bene attenzione che abbia perso tutto il suo liquido e poi tagliatela a tocchetti e mettetela in una ciotola aggiungendo olio extra vergine, sale, menta, aglio e aceto. Fate bene insaporire il tutto e servite in tavola. Non avete idea del gusto, il trucco è scegliere bene la menta: deve essere profumatissima».

Tu scrivi, Beppe è uno dei più affermati e talentuosi attori italiani, Rosario è un performer e mito della radio, della tv e del web: qual è il vostro segreto?
«Essere rimasti sempre uniti, come quando eravamo tutti a tavola, insieme, nella nostra cucina».

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