Orientarsi nel mondo dei vini non è affatto semplice e spesso, davanti a uno scaffale pieno di bottiglie, la scelta diventa davvero ardua. Ma qualche piccola “regola di base” esiste e ne abbiamo parlato con due esperti conosciuti durante la manifestazione annuale Di-vini profumi: il produttore Realmo Cavalieri e il sommelier Bruno Caverni. L’annata è importante: VERO E FASONella valutazione della qualità di un vino aiuta molto controllare sull’etichetta la sua annata. «A patto di tenere presente che l’annata eccellente o superba per un tipo di vino può aver giocato brutti scherzi a un altro» precisa Realmo Cavalieri, direttore del Consorzio Tutela Vini di Carmignano. Dunque l’annata è importante, ma in relazione alla caratteristiche delle singole tipologie di vino. «Perciò, in conclusione – afferma l’esperto – non esistono annate buone e annate cattive “in assoluto”. E qui, per sapere come regolarsi, il suggerimento è quello di documentarsi in anticipo, per esempio leggendo riviste del settore, siti internet o blog».
Più costa, più vale: FALSOIl prezzo non è automaticamente sinonimo di qualità. «Esistono vini elevati ma dai prezzi contenuti: è il caso di quelli prodotti da aziende che non investono molto nella pubblicità» afferma Realmo Cavalieri, direttore del Consorzio Tutela Vini di Carmignano. C’è comunque una soglia di prezzo al di sotto della quale è difficile trovare un buon vino? «Direi al di sotto dei 5 euro. Perlomeno – prosegue Cavalieri – se ci riferiamo a bottiglie da 750 ml di vini di Origine Controllata (DOC), vini di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e vini con Indicazione Geografica Tipica (IGT)».
Più un vino è vecchio, meglio è: VERO E FALSOPiù abbiamo a che fare con un’annata lontana e più possiamo pensare di trovarci davanti a una bottiglia pregiata. «Questo è vero, ma solo se parliamo di vini di una certa struttura e qualità» precisa il sommelier Bruno Caverni. «Ricordiamoci, infatti, che non tutti i vini sono adatti all’invecchiamento: alcuni – come il classico novello, i vini bianchi poco strutturati e quelli rosati – devono essere gustati entro tempi brevi, perché perdono velocemente le caratteristiche di freschezza e bevibilità che li contraddistinguono».
Al supermercato non si trovano vini di qualità: FALSO«Ormai ci sono grandi catene alimentari che offrono una buona gamma di vini di qualità a prezzi abbordabili» afferma Realmo Cavalieri. «L’eventuale “pecca” dei vini in vendita nei supermercati sta altrove e riguarda il “dove” e “come” vengono conservati, soprattutto se lo smercio è lento. Mi spiego: il vino, anche se già chiuso in bottiglia, tende ad assorbire l’aria circostante e quindi, per non essere “inquinato” nella sua essenza, necessita di essere posto in ambienti particolari e privi di altri odori. Da questo punto di vista, i magazzini delle enoteche sono sicuri (perché strutturati proprio per tutelare le qualità organolettiche del vino), quelli dei supermercati no o, perlomeno, non sempre».
Meglio i vini con il tappo di sughero: VERO E FALSO«Tanto per cominciare il tappo di sughero regala al vino un’insostituibile poesia» commenta Realmo Cavalieri. «Al di là di questo aspetto suggestivo, il tappo di sughero garantisce comunque una qualità del vino migliore, perché è pensato per assicurare una conservazione più lunga. I tappi di plastica vanno bene per vini che si prevede di bere entro poco tempo. Resta da precisare, però, che il tappo di sughero presenta un rischio: quello di sviluppare muffe e marcire, andando così a compromettere il gusto del vino. Esattamente il rischio che porta le persone a dire: "Ma questo vino sa di tappo!"».
Più un vino è alcolico, più è pregiato: FALSOIl tasso alcolico di un vino non ha nulla a che fare con la sua qualità. «Quello che conta – chiarisce Realmo Cavalieri – è piuttosto il giusto mix dell’alcol con altri elementi tipici del vino: ossia acidità e il tannino (quest’ultimo presente nei vini rossi)». Ma come sapere se una bottiglia presenta o no questo perfetto mix? «Purtroppo questo non è un dato che si può leggere sull’etichetta: è qualcosa che va saputo a monte, perché riguarda la conoscenza dei vitigni, delle annate, dei produttori… Il consiglio, quindi, è quello di documentarsi in anticipo, oppure di chiedere consiglio a qualche esperto».
Bisogna scegliere un vino in base all’abbinamento: VEROPer capire se conviene o no orientarsi su un vino è essenziale domandarsi il tipo di menu che si prevede di mangiare. Afferma Bruno Caverni, dell’Associazione Italiana Sommeliers: «Volendo riassumere, le regole generali per scegliere si fondano su due criteri: la concordanza o la discordanza. In pratica, talvolta è bene accompagnare le pietanze con vini che ne esaltino le caratteristiche (quindi sì a vini strutturati per piatti sostanziosi e vini dolci con dolci); altre volte, invece, conviene puntare su vini dalle caratteristiche contrapposte a quello che si mangia (quindi sì a vini freschi e frizzanti per piatti sostanziosi o per così dire “grassi”) ».