COME CAVARSELA CON ELEGANZAPer salvarsi in extremis da inviti accettati controvoglia, giustificare ritardi paurosi o darsela a gambe con largo anticipo, bisogna trovare una scusa. Già, ma cosa inventarsi per non incappare in cadute di stile? Qualche divertente spunto pratico – per dribblare cene poco invitanti, ma anche per sbrigarsela in diverse altre occasioni quotidiane – lo fornisce il giornalista e divulgatore scientifico francese Sven Ortoli, nel libro “Mille scuse” (Raffello Cortina Editore, € 10,00), vero e proprio inventario al quale aggrapparsi o ispirarsi in caso di necessità. Ecco allora qualche esempio utile nel caso di serate poco allettanti o ritardi pazzeschi.
LA PREMESSA: SÌ ALLE SCUSE UTILIA volte una buona scusa è socialmente utile, perché aiuta a evitare tensioni e musi lunghi. «Un mondo in cui tutti dicessero la verità – scrive Sven Ortoli nel suo libro – in cui niente venisse mai a smussare un attrito, neanche la scusa più innocua, nemmeno una piroetta, sarebbe un mondo decisamente insopportabile. Immaginate per un momento una cena di Natale da incubo, in cui ciascuno si sentisse autorizzato a dire quel che pensa davvero degli altri ospiti. Non ci sarebbe materia per una reazione a catena incontrollabile, a colpi di chele di astice e pezzi di panettone?»
FANTASIA, PLEASE!Secondo Sven Ortoli una buona scusa è quella formulata con ingegno e creatività. A tal proposito, il giornalista francese ricorda le parole dello scrittore Gilbert Keith Chesterton: “Più bizzarra è la storia, migliore è la scusa”. Perciò, prosegue Ortoli, nel caso di cene da evitare (o ritardi da giustificare), è meglio astenersi dal campionario di scuse trite e ritrite, quali, ricorda l’autore, la morte della vecchia zia, la vettura in panne, l’influenza fulminante o la suocera arrivata all’improvviso. «Non aggiungete la grossolanità della scusa all’innata codardia. Perché, comunque, l’avete accettato voi quell’invito! Pagate almeno di persona con un sotterfugio un po’ alla sioux».
ACCIDENTI ALLA TECNOLOGIA!Per giustificare un’inaspettata assenza, Sven Ortoli propone un messaggio che definisce da Tecnofilo deluso: «Possibile? Già le 10! Siamo finalmente arrivati a Saint-X. Che dice il gps? Curioso, con il finestrino aperto, sentiamo il rumore lontano ma indubitabile di onde sulla spiaggia. Non avete parlato di un posto in montagna? Suzanne avrà sbagliato a inserire il nome del paese nel navigatore? E, in più, ho la batteria scar…»
ROMANZIAMOCI SOPRAUn altro modo per giustificare la propria mancata partecipazione a una serata può essere quello di spiegare gli imprevisti occorsi descrivendoli in maniera romanzata. Ecco la scusa che Sven Ortoli definisce da Ispirato: «Siamo in metrò, tra due stazioni. È andata via la corrente, il calore diventa insopportabile. Non lontano da noi, dei bambini piangono. Una distinta signora ha morso lo Yorkshire del signore obeso di fronte a noi e ulula come un coyote durante il plenilunio. Un’orda di roditori sale all’assalto del vagone. Addio, che destino funesto. Mangiato da un topo che non ha proprio l’aria di essere un topo da biblioteca. Addio. Non ci vedremo questa sera. Comunque, buon appetito».
TROPPI IMPREVISTIUna scusa breve e concisa per giustificare un enorme ritardo? Il giornalista e divulgatore scientifico francese Sven Ortoli suggerisce questa: «Orrore, orrore e catastrofi a catena. Arrivo, arrivo; amici, cominciate senza di me. Problema con la mia baby-sitter! (Ci siamo lasciati!)». Perfetta per un sms.
LAPIDARI COME LORD CHARLES BERESFORDPer declinare un invito a cena, Sven Ortoli suggerisce anche di ispirarsi alla formula concisa e ironica usata da Lord Charles Beresford. Costui, invitato a cena dal principe di Galles, se la cavò con questo telegramma: «Davvero desolato di non poter venire. La bugia segue per corriere».
PRESTO, PRESTO, È MEGLIO PER TUTTI SE CE NE ANDIAMO!Un modo per svignarsela anzitempo da una cena noiosa può essere quello di indurre con abilità gli altri invitati a volere lo stesso. Per esempio, trovando un modo per metterli candidamente in allarme. Ecco un esempio dato dall’autore: «È un po’ imbarazzante chiedervelo, ma dal momento che si passa in salotto, ne approfitto. Avete del Paranix? Yolande si gratta dall’inizio della cena. È una stupidaggine, ma a scuola c’era quel cartello, ma sì, sapete di che si tratta. No? Non sapete cos’è. I vostri figli sono grandi? Non avete figli? Ah, non ne volete. Veramente è una cosa che capita con i pidocchi».
NIENTE SCUSE = NIENTE INVITIMa perché scervellarsi per rifiutare un invito sgradito con chissà quali scuse? Perché non rifiutare punto e basta? Be’, anche questa è un’ipotesi. Del resto, afferma Sven Ortoli, Jules Renard diceva proprio che “L’uomo veramente libero è colui che sa rifiutare un invito a cena senza fornire pretesti”. Libero sì, commenta Ortoli «ma probabilmente solo». E allora che ben venga un pizzico di savoir faire, o no?